Il mistero dei Jarvis ritirati da X Factor 10

I Jarvis rinunciano ai Live di X Factor 10, Motivi personali o contratto capestro? Come sempre la verità – senza troppe ingenuità sul ruolo dei talent e sulle mejor cattive – probabilmente sta nel mezzo, ma è in ogni caso scomoda per il padrino dell’indie italico, che è anche giudice quest’anno, Manuel Agnelli

jarvis x factor ritirati contratto

Sui giovani d’oggi ci scatarro su, cantava Manuel Agnelli qualche tempo fa. Chissà cosa farebbe quel Manuel Agnelli (non il giudice di X Factor) se si trovasse nella situazione di dover firmare un contratto con un Talent Show. Magari ci sputerebbe su, perché ci tiene a rimanere indipendente, magari invece ci penserebbe su, perché alla fine è un modo come un altro per promuovere la propria musica. I JARVIS, gruppo musicale affidato alle cure di Alvaro Soler, forse hanno scelto la prima opzione, perché dopo aver superato Bootcamp e Home Visit erano stati scelti dal loro giudice/coach tra i tre finalisti che sarebbero approdati ai Live, ovvero alla vera sfida di X Factor.

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IL COLPO DI SCENA A X FACTOR – Facciamo un passo indietro e un piccolo riassunto, la band guidata da Francesco Bertoli (aka Draco Malfoi come l’ha soprannominato il pubblico) era riuscita a conquistarsi una sedia e durante gli Home Visit a Barcellona Alvaro Soler aveva scelto di portare Jarvis, Diana Lou e Les Efants alla fase finale del programma: i Live. Questo è quello che è andato in onda durante l’ultima puntata di X Factor 10, ed è anche quello che è successo in realtà. Ma fine puntata Alessandro Cattelan annuncia che i Jarvis, pur avendo superato la fase delle ultime selezioni non parteciperanno più al talent “per motivi personali”. Al loro posto Soler ripesca quindi i veronesi Soul System.

L’annuncio del ritiro dei Jarvis

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L’annuncio viene naturalmente dato su tutti i social del talent e una parte del pubblico si dispiace per quanto successo ai Jarvis. Ma qui inizia il giallo perché in un commento pubblicato sulla pagina del gruppo (e poi rimosso) i Jarvis spiegano che non c’è stato “nessun motivo personale” dietro la loro decisione e che presto “faremo chiarezza sul perché ci è stato impedito di continuare“. Va da sé che tutti quelli che qualche giorno fa avevano denunciato il complotto della produzione nei confronti di Danilo D’Ambrosio abbiano trovato nuova linfa per alimentare le polemiche nei confronti di un talent che  in dieci edizioni è riuscito a sfornare un unico cantante di successo: Marco Mengoni.

Certo Fedez spiega sempre che la vittoria di X Factor non garantisce di per sé nessuna garanzia di successo (come accade per la maggior parte dei partecipanti Amici o Italia’s got Talent) ma semplicemente certifica che il vincitore è colui che in quel momento piace di più rispetto agli altri. Ma è davvero molto poco per uno show che ha l’ambizione di mettere la musica al centro. Ma non è così, perché al centro di X Factor ci sono i giudici che sono i veri protagonisti del programma. Niente di male, è uno spettacolo e deve intrattenere il pubblico, difficile possano farlo con altrettanta sicurezza e costanza i più o meno sconosciuti concorrenti.

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LE RAGIONI DEL RITIRO DEI JARVIS – A fornire una chiave d’interpretazione sul motivo della rinuncia dei Jarvis c’è il loro ex produttore Larsen Premoli, che in un’intervista pubblicata da Linkiesta e successivamente sul suo profilo Facebook ha detto che tra i motivi che hanno fatto dire no ai Jarvis (perché sono loro che hanno detto no a quanto pare) c’è il contratto che la produzione avrebbe voluto che firmassero. Ipotesi per altro confermata anche dagli amministratori della pagina Facebook di X Factor Italia che in risposta ad alcuni commenti hanno detto che i “jarvis hanno deciso di non firmare il contratto per accedere ai Live”.

Si tratta di un contratto standard – spiegano da X Factor – uguale per tutti i paesi dove il format è stato esportato e prevede – spiega Premoli –  la realizzazione di cinque album  più uno uno ogni 12/18 mesi. Insomma un contratto che può durare dai cinque anni in sù con una major: la Sony. Questa è una cosa per la quale molti di quei musicisti che provano in scantinati e garage sarebbero disposti letteralmente ad uccidere, la classica occasione d’oro, perché rinunciarvi?

Senza scomodare Marvin Gaye, Prince, George Michael o Ke$ha (che hanno avuto dei bei problemi ad onorare contratti di questo tipo) e non volendo usare la parola “truffa” dove è il problema? Secondo Premoli il punto del discorso è cosa c’è scritto in quel contratto. Contratto che non è il primo che i Jarvis (così come tutti gli altri concorrenti) hanno sottoscritto. Larsen Premoli spiega infatti che innanzitutto i Jarvis non si sono proposti spontaneamente per partecipare ma sono stati selezionati da un autore del programma che li ha invitati ad iscriversi alle selezioni.

Anche in questo episodio non c’è molto da complottare, chiunque sa come funzionano i talent è a conoscenza del fatto che gli autori siano fondamentalmente anche dei talent scout e che per la buona riuscita di un programma del genere qualcuno che sappia stare davvero sul palco serve. Non è che qualcuno ha puntato una pistola alla tempia del cantante e lo ha obbligato a partecipare. Ad ogni modo i Jarvis firmano un contratto relativo alla fase Bootcamp e successivamente uno per gli Home Visit.

In quello per i Live però secondo Premoli il gruppo avrebbe perso il controllo su tutta la sua produzione musicale che sarebbe finita completamente nelle mani della casa discografica. Questo a dire il vero è quello che succede quando si firma un contratto con una major, chiedetelo a tutti gli artisti che in passato si sono dovuti scontrare con la direzione artistica di una casa discografica. Sono davvero pochi i musicisti che hanno un completo controllo su quello che fanno.

Non c’è nulla di davvero satanico, e sì, è solo business e il disco in se è un prodotto (che poi può essere anche un prodotto artistico, ma non necessariamente). Un conto però è saperlo per sentito dire – come posso saperlo io avendo magari letto il libro di David Byrne – un conto è vivere la cosa in prima persona e doversi trovare a vent’anni a fare una scelta del genere. Non è proprio come accendere un mutuo, ma per alcuni la sensazione è quella. Le motivazioni che hanno spinto i Jarvis a rifiutare forse non le sapremo mai, perché sono vincolati alla segretezza in base al contratto che hanno stipulato con la produzione del programma ma i ragionamenti di Premoli sono forse quanto di più vicino al sentire del gruppo.

Di sicuro non è vero che sono stati costretti ad abbandonare a causa di un precedente contratto firmato con la RecLab Studios che è lo studio di registrazione dello stesso Premoli (con il quale il gruppo ha collaborato) e che non è un’etichetta discografica. Se i Jarvis hanno scelto di non firmare il contratto per rimanere più indipendenti allora Manuel Agnelli dovrebbe essere fiero di loro.

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