Veronica Panarello parla per la prima volta dopo la condanna per l’omicidio di Lorys

Veronica Panarello parla per la prima volta dopo la condanna a 30 anni per la morte di Lorys Stival. L’intervista a Libero e le accuse al suocero

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Veronica Panarello parla in un’intervista a Libero dopo la condanna a 30 anni per l’omicidio del figlio Lorys Stival. Ribadisce di non aver ricordato subito la morte del bambino. E di aver parlato con gli inquirenti quando ha capito cosa era successo.

«Non ho aspettato: l’ho detto quando l’ho ricordato. Quando mi è riaffiorato alla mente che mio figlio era morto e ho trovato la forza di raccontarlo, io l’ho fatto. E poi, scusi, io dubito che il giudice mi avrebbe creduto selo avessi detto prima».

Veronica Panarello parla anche delle bugie raccontate. Come quella in cui Lorys si sarebbe strangolato da solo. Una bugia dettata dalla paura, ammette. Poi racconta la sua versione dei fatti ribadendo il ruolo del suocero:

Perché ha legato i polsi a Lorys?
«Era agitato, pensavamo solo a farlo calmare».

Pensavamo?
«Sì, io e mio suocero».

Un bambino si calma legandolo? Chiudendogli i polsi dietro alla schiena?
«Così mi disse di fare mio suocero».

Le disse: “Prendi le fascette”?
«Disse: “Prendi qualcosa e legalo… e io presi le fascette. Maledettamente. Non potevo immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco».

Perché ha chiamato proprio suo suocero quella mattina alle 12e 30, davanti alla scuola? Quando Lorys era già nel canalone morto?
«Lui era la sola persona che frequentavo».

Cosa gli disse?
«Lorys è scomparso. Ascuola non è mai arrivato».

Ma se (stando a lei) era l’assassino?Come avrebbe potuto lui non saperlo?
«Io già non lo ricordavo più nulla».

Lui cosa rispose?
«Stai ferma là che arrivo».

Veronica ribadisce di non aver ricordato nulla all’inizio. E per suffragare la sua ipotesi parla delle fascette consegnate alle maestre e delle telecamere:

Per quale ragione ha dato quelle fascette alle maestredi Lorys? Un assassino consegna l’arma del delitto?
«Fossi stata lucida non le avrei consegnate. Se avessi lucidamente ricordato quanto accaduto, non le avrei consegnate quelle maledette fascette. Anche se l’arma del delitto non è quella ma un cavetto».

Cos’ha pensato quando si è resa conto che le telecamere avevano inquadrato ogni suo movimento di quel giorno? Ha temuto diessere scoperta?
«Il contrario: io ricordavo di avere portato Lorys a scuola. Ero sollevata all’idea che le telecamere potessero dimostrarlo».

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Autore: Maria Teresa Mura

Sono nata a Roma il 14 dicembre 1970, ho fatto il Classico tanti anni fa, poi la facoltà di Chimica a La Sapienza. Ho lavorato in diversi campi, sono stata per anni coordinatrice capo di Giornalettismo. Ora il mio progetto si chiama Superstarz

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