La fine del giallo delle chiamate al 118 per Cranio Randagio

Repubblica chiarisce la dinamica delle chiamate al 118 degli amici di Vittorio Andrei, Cranio Randagio, la mattina della sua morte. C’è stato un ritardo?

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Repubblica chiarisce la dinamica delle chiamate al 118 degli amici di Vittorio Bos Andrei, Cranio Randagio, la mattina della sua morte. La prima chiamata non è stata effettuata alle 15, un’ora dopo che i ragazzi si erano accorti che Vittorio non respirava. Le telefonate furono due e li scagionano dall’accusa di omissione di soccorso:

La mattina della morte. Intorno alle 9.15 di mattina, nell’appartamento dei Bonolis, sono rimasti in tre: Pierfrancesco, Vittorio, un terzo amico. A quell’ora rientra Marco Valerio Bonolis e nota che il figlio e l’amico stanno rimettendo in ordine. I piatti sporchi sono nella lavastoviglie, il salotto è pulito, neanche un mozzicone di sigaretta nei posacenere. “Prendo il borsone della palestra e me ne rivado”, dice loro.

Non vede Cranio Randagio, perché è già andato a dormire: si è buttato sul letto di Pierfrancesco, lo sentono russare profondamente. “Va tutto bene, papà. Ora siamo stanchi e vogliamo riposare”. I due raggiungono Vittorio nella camera da letto, Pierfrancesco si stende accanto a lui, l’altro si sistema sulla poltrona. Sono le 9.30. “Ci siamo semplicemente addormentati, non abbiamo notato niente di strano in Vittorio”, metteranno a verbale i due ragazzi.

Le due chiamate al 118. La prima telefonata al 118 è delle 13.55. “Ci eravamo svegliati da pochissimo”, sostengono i due. Pierfrancesco si è accorto subito che Cranio Randagio non respira più e ha il volto cianotico. Preso dal panico, chiama al cellulare la madre Rory che gli dice di andare ad avvertire un loro vicino dottore. Ci va l’altro amico: sale due piani di corsa, suona il campanello ma nessuno risponde. Intanto Pierfrancesco chiama il 118.

“Vi mandiamo un’ambulanza al più presto”. I minuti che passano devono sembrare ore, Vittorio è steso sul letto, immobile, non è cosciente. Pierfrancesco fa una seconda chiamata al 118 – le telefonate e gli orari risultano dai tabulati – proprio mentre arrivano i medici. Sono le 14.08 circa, ci hanno messo meno di un quarto d’ora. Adagiano Vittorio sul pavimento, sul suo corpo non ci sono segni che possano far pensare a un trauma o a una violenza: provano a rianimarlo per un tempo assai lungo, giudicando quindi che il suo cuore si sia fermato da poco.

Marco Valerio Bonolis rientra a casa intorno alle 14.15, e ancora le procedure di rianimazione vanno avanti. Il cellulare di Cranio Randagio è sul mobile vicino all’ingresso. Squilla una volta, il padre di Pierfrancesco risponde alla voce di una ragazza: “Vittorio si sente male”. Squilla ancora, questa volta è la madre di Vittorio a chiamare, ma nessuno prende il telefono. E’ arrivata la polizia.

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Autore: Maria Teresa Mura

Sono nata a Roma il 14 dicembre 1970, ho fatto il Classico tanti anni fa, poi la facoltà di Chimica a La Sapienza. Ho lavorato in diversi campi, sono stata per anni coordinatrice capo di Giornalettismo. Ora il mio progetto si chiama Superstarz

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