Francesca Del Rosso: è morta la moglie di Alessandro Milan

È morta Francesca Del Rosso, giornalista e moglie di Alessandro Milan da tempo malata di cancro. Aveva scritto un libro per raccontare la sua esperienza

wondy francesca del rosso morta alessandro milan

È morta Francesca Del Rosso, giornalista, scrittrice e moglie di Alessandro Milan da tempo malata di cancro. Il giornalista della rassegna stampa di Radio 24 qualche giorno fa scriveva su Twitter:

E questa mattina ha annunciato così la morte della moglie Francesca Del Rosso:

Poi ha aggiunto:

e ha dedicato alla sua “Wondy” un lungo e struggente saluto su Facebook:

A FRANCESCA
Non vi racconterò stupide favolette. Wondy ha perso la battaglia. Perché lei voleva vivere. Francesca amava follemente vivere. Di più: non ho mai conosciuto una persona più attaccata di lei alla vita. Sempre gioiosa, sempre sorridente, sempre ottimista, sempre propositiva, sempre sul pezzo, sempre avanti.
In studio, a casa, c’è il faldone in cui ha raccolto sei anni di referti dellamalattia. Catalogata così: “Tumore franci :-)”
Poco prima di andarsene, tra i sospiri, ha detto a un medico: “Siamo vicini a Natale, se non erro. Se lo goda tanto, lei che può. Io purtroppo sono qui”. Però, dopo mezz’ora, mi ha chiesto se il tal primario che tanto le vuole bene avesse dei figli. “Ma perché lo vuoi sapere?” E non scorderò mai quel gesto lento delle mani che roteano e la bocca che si corruccia. “Così… gossip”.
Questa era lei. Altruista fino all’estremo. Curiosa con purezza.
Era il mio Harry Potter. La chiamavo così, sul cellulare è ancora registrata con questo nome. Era il 2002, un giorno imprecisato. Entrai in casa e la vidi di spalle, ricurva sui libri, mentre studiava per prendere la seconda laurea. “Sembri Harry Potter!” esclamai. Una somiglianza fisica. Da allora, per me, è Harry.
Wondy, Harry Potter.
Franci. Moglie mia, hai perso la battaglia dunque. Ma hai lasciato tanto. A me due splendidi bambini, al mondo una forza incrollabile, una positività che emanava luce. Sfido chiunque ti abbia conosciuta a raccontarmi una volta in cui ti ha vista o sentita piegata dalla vita.
“Ho avuto una vita piena – mi dicevi in ultimo -. Ho fatto il lavoro che volevo, ho scritto libri, ho avuto una bella famiglia, ho viaggiato in mezzo mondo”. Però aggiungevi anche che “certo, è dura accettare tutto questo. Mi spiace un po’ non vedere crescere i bambini. Pazienza…”. Ma io so che avresti voluto urlare di rabbia, perché tu volevi vivere ancora a lungo.
Hai sorriso. Fino all’ultimo secondo, fino a quando la morfina non ti ha stritolata, hai sorriso quando ti dicevo di chiudere gli occhi e tenermi per mano sulle spiagge di Samara, in Costarica; nelle praterie del Kruger a cercare leoni, tra i coralli delle Perenthian a scovare squali, nelle viuzze della Rocinha a scrutare umanità, nelle cascate giamaicane, nei templi induisti di Bali, nei mercatini di Chiang Mai, tra le casette variopinte del Pelourinho di Salvador, tra le pietre millenarie della via Dolorosa a Gerusalemme, insomma in uno qualsiasi degli infiniti luoghi in cui mi hai portato, sempre in cerca di vita e emozioni.
Mai una piega storta sul tuo volto. Eppure di motivi ne avresti avuti, eccome. Harry, hai vissuto un tale calvario negli ultimi sei anni… Un calvario vero, nascosto a tutti, celato dietro a uno sguardo luminoso e sbarazzino e a una cazzuta voglia di reagire. Non ricordo neppure quante operazioni hai subito, quante menomazioni fisiche, quante violazioni del corpo. Non so quante medicine tu abbia preso, quante infusioni di chemio, quante pastiglie, quanti buchi nelle vene, quante visite. Non ne hai mai fatto pesare mezza. A me, prima di tutto.
Per questo, ti ringrazio.
Non ti è stato risparmiato neppure un briciolo di strazio finale. E quando hai alzato entrambi gli indici delle mani al cielo dicendo “ma perché è così faticoso arrivare lassù?”, beh sappi che ti ci avrei portata in braccio.
Sì, è vero, Wondy ha perso la battaglia. Ma ha anche trionfato. Perché il mio Harry ha combattuto il tumore proprio da Wonder Woman. Ora vi svelo una cosa che quasi nessuno sa: tre giorni prima di presentarsi alle ‘Invasioni Barbariche’ da Daria Bignardi ricevette l’ennesima brutta notizia. Una recidiva, l’ennesima operazione, la radioterapia in vista. Ricordo i consulti nel lettone: che si fa, vado? Non vado? Io le dissi che avrebbe potuto annullare tutto, avrebbero capito. Al solito, fece di testa sua. Andò in tv con un unico obiettivo: ‘NON devo piangere, a nome di tutte le donne’. E alla inevitabile domanda “Ma ora come stai?” sfoggiò il solito disarmante sorriso: “Bene, grazie!”. Lei sorrideva. Io, solo, a casa davanti alla tv, piangevo. Due giorni dopo, era in sala operatoria. Il consueto rituale con i medici, le solite battute sulla Mont Blanc dell’anestesista, la degenza, il ritorno a casa, le terapie, il nuovo viaggio da programmare…
Da tutta questa sofferenza ha tenuto lontani tutti, il più possibile. A cominciare dai nostri magnifici Angelica e Mattia. La Iena e l’Unno.
Lo so che le persone sono stupite. “Ma stava così bene!”. No, non stava bene. Ogni tre settimane in ospedale si sottoponeva a esami del sangue (un buco in vena ogni 20 giorni, con la prospettiva che fosse per tutta la vita) con annessa visita e responso sulla possibile avanzata del tumore (e ogni volta il sospiro di sollievo: “Bene, dai, è fermo, chissà tra 20 giorni”); ogni tre mesi faceva una risonanza (“Sai che c’è gente che quando arriva il mezzo di contrasto nelle vene si fa la pipì addosso? A me non è mai successo, bene dai”); ogni giorno prendeva 4 pastiglie di farmaco sperimentale per tenere sotto controllo le metastasi (fanno 1460 pastiglie l’anno, con la prospettiva che fosse per sempre). Non stava bene. Solo che non lo diceva. Solo che consolava gli altri. Lei.
Più il tumore avanzava, più lei scovava motivi e occasioni per fare feste, organizzare eventi, viaggi, iniziative. “Chissà quanto vivrò ancora, avanti: festeggiamo”.
Era, anche, una grandissima rompicoglioni. E questo i suoi migliori amici possono confermarlo al 130%.
Ogni tanto crollava, sì, anche lei. Soprattutto quando l’ultima battaglia la stava per abbattere. “Che destino, ogni volta che faccio una cosa bella, arriva una botta”. L’ultima cosa bella era il romanzo “Breve storia di due amiche per sempre”.
La vedo all’opposto, Harry. Come ti ho detto, la verità è che nessuno al mondo, nella tua sofferenza, avrebbe avuto la straordinaria forza che hai avuto tu di scrivere due libri, fare viaggi, progettare, sognare. Io non avrei combinato un centesimo di quel che hai fatto tu.
Ricordo il giorno in cui dovevi presentare il tuo ultimo libro, e un’ora prima della presentazione ti ho trovata mentre confabulavi al telefono con qualcuno, entusiasta. Quando hai messo giù, ho scrutato quel lampo malandrino tipico dei tuoi occhi, non ti ho fatto domande ma tu mi hai preceduto: “Stavo raccontando all’editor la trama del mio prossimo romanzo: sarà una figata!” Ho scosso la testa e ti ho lasciato lì: al tuo nuovo sogno.
Ora vai. Mi hai guardato negli occhi, quando eravamo vicini all’ultimo chilometro, e mi hai detto: “Spero solo, almeno, di lasciare in te e nei bambini un bel ricordo”.
Lasci qualcosa di più: mi hai semplicemente insegnato come si vive. Non imparerò mai, puoi scommetterci, ma ti prometto che ce la metterò tutta.
Lascio da parte le migliaia di immagini nostre, intime. Tranne una. Domenica 11 dicembre, alle 5, ti ho sognata. Eri serena come non ti vedevo da mesi. Mi parlavi, ci abbracciavamo, io piangevo tanto, tu mi hai ringraziato perché hai potuto parlare con Chiara e Sara. Eri tranquilla, anche se avevi “questo ciuffo matto” nella testa. Poi sei partita per un viaggio tutto tuo, verso chissà dove.
Devo dire di cuore dei grazie, e nel farlo dimenticherò tante persone.
Le amiche e gli amici veri, loro sanno a chi mi rivolgo.
In un Paese vergognosamente anti scientifico, mi inchino alla competenza e alla preziosa umanità scovata all’Ospedale Humanitas: alle infermiere e agli infermieri, o candidi angeli, un immenso grazie! Anche per i sontuosi caffè con la moka, come se li avessi bevuti. Avete pianto con me, non lo dimenticherò mai.
I medici: Andrea, Barbara, Corrado, Cristiana, Francesco, Marco K., Monica, Pietro. Ancora: Marco R., scusa se spesso ti ho trattato da Frate Indovino e non da splendido UomoDottore quale sei; Vittorio, vabbè Vittorio… Zione putativo, ti dirò sempre un ‘grazie’ in meno di quanti ne meriteresti. Ridi, ti prego.
Infine: Silvia. La Doc. La Scienza. Tu sei stata una delle scoperte più belle della nostra recente vita. Tu e la tua bella famiglia. Hai fatto tantissimissimissimo. Ricordati che mi devi togliere ancora quelle due cose o quella là continua a rompere il cazzo.
E poi, Maria Giovanna. Nel cuore di Franci avevi un palchetto d’onore tutto tuo, con le tue ‘pozioni magiche’, le tue visioni, le tue parole profonde e precise, i tuoi consigli sempre azzeccati. Per osmosi, sarai sempre anche in me.
Non piangete, medici, non piangete infermieri. E sappiate che se ci fossero anche solo 100 persone come voi in ogni professione, il mondo sarebbe un posto molto migliore.
Non ringrazio chi, senza neppure conoscermi, in un giorno che voglio dimenticare di inizio novembre mi ha detto con freddezza, senza neppure sfiorarmi, che mia moglie sarebbe morta nel giro di un mese, massimo tre, perché lo dicono le statistiche. Mi hai fatto piangere troppo e prima del necessario. Non si fa. Ma spero che migliorerai negli anni.
Ringrazio infine tutti coloro che hanno capito il motivo per cui ho voluto proteggere il mio Harry all’ultima curva. Non potevo fare più nulla, per lei, se non una cosa: preservarne la dignità, proteggerne il silenzio e il sorriso appena un po’ incrinato. Se avessi fatto diversamente, esponendola, non me lo sarei perdonato per il resto dei miei giorni. Di più, avrei violato un suo preciso volere. Non si fa, se si ama.
Se avete capito, bene, altrimenti: amen.
Ora vai, Harry. Che la Vita finalmente ti sorrida un po’. Veglia sui tuoi bimbi, sorreggili, guidali.
Vai lassù, faccia da ranocchia. Porta anche Leo, il neo. Ciao, nasino freddo.
Tic-ti-tic. Tic-ti-tic. Le senti, le fedi che si sbaciucchiano?
Prometto di rispettare le tue ultime volontà. Tranne una. Perdonami.
Prometto di prendermi cura dei nostri bambini.
Prometto di portarti sempre con me.
Ti chiedo un ultimo sforzo: da lassù getta sul capo di ognuno di noi una goccia del tuo inesauribile ottimismo. Basterà e avanzerà per capire come si vive sorridendo.
Se poi, tu e Rudy, vorrete buttarci giù anche una goccia di mojito, ci terremo pure quella.
Alla tua. Alla vostra.
Mi vivi dentro.
Tuo, Ale.

francesca del rosso morta alessandro milan

La foto di Francesca Del Rosso pubblicata da Alessandro Milan nel suo ricordo su Facebook

Francesca Del Rosso aveva scritto un libro per raccontare la sua esperienza con il tumore, “Wondy, ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro”:

francesca del rosso morta alessandro milan

 

“Wondy” è Francesca Del Rosso, giornalista che del suo lungo tumore ha appena fatto un libro con il titolo che riprende appunto il suo soprannome: quello di una donna che ha sempre sognato di essere “super” ma ci è riuscita soltanto quando il male ha minacciato di ucciderla. E solo allora ha imparato a diventare davvero una persona speciale.

Qui trovate un estratto del libro. Wondy, nata nel 1974, raccontava la sua vita così:

Francesca Del Rosso, giornalista da una vita.

Al liceo scientifico scrivevo per il giornalino d’istituto e durante i primi anni di Filosofia sono riuscita a entrare nella meravigliosa redazione televisiva di Sei Milano. Avevo poco più di vent’anni e le idee chiare. Ottenuto il praticantato, ho lavorato poi in Rai e a Radio24-Il Sole24Ore e per dodici anni ho avuto computer, scrivania e studi di registrazione audio video in Rcs Mediagroup (come giornalista esperta in contenuti multimediali).

Ho deciso di abbandonare il contratto a tempo indeterminato nel 2015 e attualmente sono felicemente freelance.

Oggi sono fortunata e faccio quello che mi piace. Autrice per Radio24, sono nella squadra di Enrico Ruggeri, che conduce ogni giorno il programma ”Il Falco e il Gabbiano”, come giornalista collaboro con la redazione di cultura della Rete Due della Radio Svizzera Italiana realizzando radioreportage e come blogger scrivo per Vanity Fair. Realizzo servizi di editing per libri di varia in collaborazione con un’agenzia letteraria e realizzo video per personal branding insieme ad altri professionisti.

Infine, quando un’idea mi appassiona, mi diverto a fare consulenze come ufficio stampa.

Quando ho tempo per me mi dedico alla scrittura in tutte le sue declinazioni, in primis di libri di narrativa. Armata di prole e ironia ho scritto diversi libri per far sorridere i lettori. Dalle donne alla ricerca del principe azzurro alle mamme imperfette, dalle super eroine alle amiche che credono nell’amicizia eterna.

Laureata in Filosofia e poi in Antropologia, sono riuscita anche a:
trovare un marito (uomo molto paziente),
fare due figli (la Iena e l’unno Attilino),
adottare un gatto (che si chiama Zen)
adottare una bimba (in India, a distanza!)

Nel tempo libero, che non c’è, cerco di leggere, riposarmi e viaggiare! Dove? Lontanissimo da Milano.

Sono una viaggiatrice chilometrica: più sono lontana dall’Italia più sto bene. Come faccio? Risparmio su shopping/casa/moda e mi organizzo con enorme anticipo. Prenoto quello che serve via web e mi affido all’esperienza. Viaggio da sola o con tutta la truppa, a cui ho insegnato che l’importante è aprire gli orizzonti e vedere oltre. Brasile, Costa Rica, Jamaica, Canada, Indonesia, Thailandia, Taiwan, Hong Kong, Australia, Togo, Sudafrica… Non chiedetemi quale paese mi è piaciuto di più, perché ogni viaggio è stato un pezzo di vita. E sono già pronta per ripartire di nuovo..

Francesca Del Rosso con il suo ultimo libro “Breve storia di due amiche per sempre”

L’intervista di Daria Bignardi a Francesca Del Rosso

Tags:

18 commenti per “Francesca Del Rosso: è morta la moglie di Alessandro Milan”

  1. RAFFAELE PALLADINO scrive:

    SONO PROFONDAMENTE ADDOLORATO ALLESSANDRO MILAN E’ UN CARISSIMO COMPAGNO DI VIAGGIO DI RADIO 24 NON IMMAGGINAVO LA GRAVITA’
    DELLA SITUAZIONE

  2. Antonella riva scrive:

    Un caro abbraccio ad Alessandro Milan, che sempre ascolta al mattino. Condivido con lui questo grande dolore

  3. GELTRUDE MARZADORI scrive:

    Non la conoscevo affatto, ma stamattina,sentendo frasi di cordoglio verso Alessandro Milan di radio24 ho sentito il bisogno di saper di più.. Dopo aver ascoltato l’intervista di questa meravigliosa donna ho pianto per la commozione e l’ammirazione per questa amica che abbiamo perso!

  4. gianni scrive:

    Non sapevo e la professionalità di Alino non ha mai fatto trapelare questo loro dramma;ho ricevuto questa notizia con lo stesso impatto di tristezza come se fosse una mia parente vi abbraccio.

  5. Carla scrive:

    Ascoltando la notizia da Oscar Giannino stamattina della perdita della moglie di Alessandro Milan sono rimasta veramente impressionata. Ho letto su questo sito la storia di Francesca, stesso nome e quasi stessa età di mia figlia, e mi sono commossa. Non riuscirò mai a capire il triste destino di queste magnifiche persone. Penso con affetto alla famiglia di Francesca che abbraccio virtualmente.

  6. Anna Maria Villa scrive:

    Alessandro ti adoro e piango con te- Anna Maria-

  7. Lino Schiavone scrive:

    Caro Alessandro ti ascolto da anni…e ti abbraccio forte.

  8. Alfredo scrive:

    sono vicino ad Alessandro come ogni mattina oggi particolarmente. Accendo una canela per Frandesca.

  9. Stella scrive:

    Un abbraccio forte Alessandro sei una persona speciale lo era tua moglie e lo saranno i tuoi figli..l’odore di certe famiglie ti resta addosso te lo porti dietro tutta la vita

  10. franco da Foggia scrive:

    Ti sono vicino oltre che per la tua simpatia e professionalità anche perchè da pochi mesi anche per me è volata in cielo la mia amata Gabriella portata via del solito male del secolo.Ti abbraccio forte forte. Ti ammiro e ti stimo. Ciao. Sto piangendo anche per te. Franco.

  11. Nicola scrive:

    Alessandro Milan, tanto di cappello ad un SIGNORE anche in questo particolare momento di dolore.

  12. anrea scrive:

    la vita reale non fa daldi natalizi.

  13. anna maria scrive:

    non un addio Francesca : tu ci sarai sempre e comunque finchè il
    tuo Alessandro avrà voce.

  14. costanza scrive:

    credo profondamente che tutto abbia un senso anche se adesso c’è solo nebbia e stordimento.
    una preghiera con tanto rispetto .

  15. rosalba peluso scrive:

    ho appreso questa mattina la tristissima notizia. Sono vicina al dolore di Alessandro Milan

  16. Patrizio Antona scrive:

    Ciao Alessandro, sei il nostro compagno della mattina ormai da tanto tempo. Ti siamo vicini e ti abbracciamo. Francesca era veramente una persona speciale, la sua forza e determinazione devono essere di aiuto a tante altre donne e uomini che si trovano a lottare contro questo mostro.
    Bruna e Patrizio

  17. candido scrive:

    Ciao Alessandro, noi non ci conosciamo di persona .Pero’ ti ascolto spesso la mattina per radio e ti ringrazio perche’, in quei momenti, con la tua arguzia, la tua competenza
    e la tua ironia ,mi fai compagnia finche’ non esco di casa per quello che mi aspetta della giornata.Tante condoglianze per la perdita inesauribile e, anche se forse saranno fuori luogo, ti faccio i migliori AUGURI per te e i tuoi cari

  18. Stefano scrive:

    Caro Alessandro,
    Dignità, civiltà ed ironia sono gli irragionevoli bagliori che fermano il buio della paura della morte, confinandolo al tempo in cui non saremo più.
    Le percepisco spesso nelle tue parole, al mattino, per radio. E il tuo, bellissimo, saluto a Francesca ne trasuda.
    Non conoscevo tua moglie, ma ora ho compreso da quale impetuosa fonte tu abbia attinto. E attingerai sempre.
    Vi abbraccio.
    Torna presto. Abbiamo bisogno della tua (vostra) dignità. Della civiltà e dell’ironia.
    Con il primo caffè. Prima dell’ipocrisia e del bestiale utilitarismo che ci attende, usciti di casa.
    E’ importante. Magari più di quanto tu creda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Rubriche