Gli animalisti che liberano i visoni per farli morire di freddo

L’ennesima “eroica” azione degli animalisti si conclude con la morte di buona parte degli animali liberati, ma per quelli di ALF c’è lo stesso da festeggiare: meglio morire liberi che in gabbia. E non si rendono conto che alla fine decide sempre l’uomo come il visone deve morire

alf animalisti visoni morti bergamo

Non c’è niente di meglio che festeggiare l’anno nuovo con un bel blitz per far parlare della propria associazione animalista. E così mentre gli allevatori si preparavano a festeggiare la notte di San Silvestro le faine di ALF si sono introdotte in un allevamento di visoni nel bergamasco riuscendo ad eludere la sorveglianza e liberando nelle campagne circostanti  circa 600 visoni.

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GLI ANIMALISTI FESTEGGIANO: MEGLIO MORIRE LIBERI – Alcuni attivisti del «Animal Liberation Front» (che stando ad una scritta sul muro dell’allevamento con la quale avrebbero rivendicato l’azione) sono riusciti ad entrare, nella notte tra il 30 e il 31 dicembre all’interno dell’allevamento Santo Stefano, nella zona Sud di Misano. È stata l’ultima “liberazione” dell’anno ma non sarà certo l’ultima portata a termine da ALF o da qualche altra sigla della galassia animalista più militante che già si è distinta per le inutili liberazioni negli stabulari universitari. In Italia l’allevamento di visoni è legale (al pari dell’allevamento di altri animali da reddito) ma ovviamente è più facile liberare in aperta campagna piccoli animali come questi mustelidi che vacche e maiali, quindi ai fini della propaganda il gioco vale la candela (rigorosamente non di cera). Senza contare che i visoni hanno anche l’aspetto di simpatici animali da compagnia quindi è più semplice darli in adozione. Il punto è che i visoni liberati sono fuggiti nei dintorni, alcuni (circa 300) sono stati catturati dai titolari dell’allevamento mentre altri (una settantina almeno) sono morti di freddo, annegati o investiti dalle auto di passaggio. Del resto non ci si può aspettare che animali nati e vissuti in cattività siano in grado di resistere al gelo quindi è probabile che altri dei “fortunati” cui è stata data una seconda possibilità moriranno entro breve (di fame, visto che non sanno cacciare). E quelli che sopravviveranno, visto che il visone è un predatore, faranno qualche danno all’ecosistema e ad eventuali pollai sui quali riusciranno a mettere le zampe. Ma quello non è un problema del quale gli animalisti sembrano preoccuparsi, la libertà è meglio della prigionia e la crudeltà della natura è meglio di quella umana.

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Certo che se il risultato è morire dopo poche ore non si capisce perché dovrebbe essere meglio ma purtroppo nessun visone si è potuto esprimere sulla questione: degli umani hanno deciso che sarebbero morti per diventare delle pellicce, degli altri umani hanno deciso che sarebbero morti per “lanciare un messaggio”. Altri umani giudicheranno quale delle due morti è preferibile ma è innegabile che la decisione finale spetti sempre ad un uomo (allevatore o animalista che sia) e non alla “natura”. A quanto pare ci sono anche animalisti che cercano di recuperare quelli ancora in libertà per liberarli in “un posto sicuro” dove potranno vivere liberi, insomma anche le condizioni di libertà sono decise dagli umani, una specie davvero onnipotente anche quando di parla di animalisti. Chissà con quale criterio etologico verranno scelti i santuari, senza contare che gli esemplari liberati sono tutti femmine quindi nella loro condizione di libertà verrà a mancare, per fortuna dell’ambiente, ciò che rende un animale davvero libero: la possibilità di riprodursi.

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È curioso però che gli animalisti, generalmente così attenti al benessere degli animali, ora festeggino la liberazione delle bestiole anche se le hanno condannate a morte. Anzi, su molti siti della galassia dell’attivismo animale si festeggia per la buona riuscita dell’azione e si sostiene che una morte in libertà vale più di una morte in gabbia, come se le morti avessero diverso valore o fossero meno “mortali”. Siamo nel 2017, le pellicce non hanno senso ma nemmeno certe azioni che servono per appagare la voglia di sentirsi ribelli (sulla pelle degli animali) lo hanno.

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