La civil war tra Selvaggia Lucarelli e il Prof. Guido Saraceni

Per la serie “gli scontri di civiltà su Facebook” vi proponiamo oggi una royal rumble di quelle da non perdere: Selvaggia Lucarelli e il Prof. Saraceni che se le danno di santa ragione

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Nell’Internet, così come a Gotham City vige una regola non scritta: o muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo. Il problema però è che l’Internet, a differenza di Gotham non ha bisogno di eroi né se li merita. Cionondimeno ci sono persone che si ergono a paladini della giustizia, perché l’Internet è un luogo oscuro, popolato da troll e altri mostri. Due di questi paladini della giustizia sono il Professor Guido Saraceni – famoso per i suoi giudizi tranchant sui parvenu della Rete – e Selvaggia Lucarelli, famosa per essere la bulla dei bulli, ovvero per riservare ai cyberbulli (e non solo) lo stesso trattamento che loro riservano alle proprie vittime.

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Il momento in cui Saraceni ha perso la lucidità

NO, SELVAGGIA LUCARELLI NON È L’APOCALISSE DELLA COMUNICAZIONE  – Da qualche giorno i due, proprio come in una di quelle scazzottate tra supereroi che sbancano i botteghini, se le stanno dando di santa ragione a mezzo Facebook. Tutto è iniziato quando Saraceni ha attaccato la Lucarelli, con le solite argomentazioni di tutti quelli che attaccano la Lucarelli: ovvero ricordando che il flagello dei pastori non è una giornalista (e tante altre cose) ma fa lo stesso la giornalista. Per Saraceni la Lucarelli è il paradigma dell’Italia: un paese dove chiunque può fare qualunque cosa e dire qualunque cosa anche se non ne ha le competenze. Un’analisi – se così la si può davvero chiamare – che l’agenzia di stampa AdnKronos ha definito “spietata” ma che in realtà non è nemmeno graffiante, anche perché di motivi per criticare la Lucarelli ce ne sono parecchi (uno su tutti il fatto che dalla sua pagina Facebook si diverta a dispensare giustizia a buon mercato nei confronti di poveri sprovveduti che si credono pastori, operai o troll) ma non sono quelli elencati dallo “spietato” Prof.

Da lì a dire che la Lucarelli è l’emblema del Paese ce ne corre, anche perché filosofeggiare in questo modo passando da una blogger a Berlusconi (e Renzi) è fare esattamente quello che Saraceni accusa la Lucarelli di fare. Così come la giornalista del Fatto è alla costante ricerca di facili capri espiatori da esporre alla gogna mediatica anche Saraceni trova – nella Lucarelli – un comodo capro espiatorio per guadagnare qualche like grazie al rimando ai vaccini. Il risultato di questa “analisi” è che i lettori non saranno aiutati comprendere il fenomeno rappresentato dalla Lucarelli (che è solo una dei tanti opinionisti italici), la realtà circostante, il successo di Berlusconi o di Renzi e nemmeno perché sia così importante dedicarsi all’argomento. Se qualcuno dicesse che siamo nel più classico dei casi del “bue che dice cornuto all’asino” non sarebbe poi così lontano dal vero.

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IL SENSO DI SELVAGGIA PER LA PRIVACY (DI SARACENI) – La risposta della Lucarelli non si è fatta attendere ed è subito sotto al tweet dell’agenzia di stampa. Una risposta in pieno stile Lucarelli che – come Saraceni dovrebbe sapere bene – quando deve colpire colpisce a fondo. Ed infatti la bloggher non perde tempo a ricordate come il Saraceni abbia tentato più volte (a quanto pare senza successo) di instaurare un rapporto professionale con la stessa persona che ora tanto critica. Lucarelli rincara la dose in un post su Facebook dove lo definisce come uno che da anni “tenta di diventare una webstar” ed è alla ricerca della popolarità:

l’esimio professor Saraceni però è il top. Un professore universitario che da anni si sforza di diventare webstar e cerca la tv e la popolarità come le falene la luce. Mi scrive da tempo perché ho condiviso un suo post secoli fa. Mi invita a vederci. Mi invita alla sua università. Mi chiede se può fare un programma TV con me in Australia. Mi chiede di dargli una mano a trovare un editore. Mi manda i suoi selfie. Le foto di lui in TV. Mi elenca i suoi successi sul web e i like che riceve. Io sono gentile, ma negli anni declino inviti di ogni tipo. Poi due giorni fa scrive un post sulla solita solfa che sono giudice in programmi senza competenze e scrivo senza il tesserino da giornalista e blablabla per poi concludere che io, Renzi e non so chi siamo il simbolo di un paese in cui niente è a posto blablabla.

Giusti per essere sicura di aver colpito Selvaggia – incurante del fatto che costituisca una violazione della privacy di Saraceni – posta anche un collage dei vari messaggi ricevuti in questi mesi. Dal collage il Prof. appare come un disperato che continua a corteggiare (professionalmente s’intende) la Lucarelli per trarne qualche beneficio. E ciò che è peggio, visto che la Lucarelli non posta le sue risposte, sembra uno che continua a “perseguitare” l’esperta di talenti comici senza ottenere un riscontro.

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La finezza di approcciare la Lucarelli parlando del suo ex fidanzato (Andrea Scanzi)

 

Saraceni però non vuole certo passare per il morto di fama di turno e ricorda il contesto nel quale si sono svolte quelle conversazioni facendo a notare a Selvaggia che la scelta di non pubblicare anche le risposte omettendo parti di conversazione non faccia certo un favore alla discussione e finalmente muove alla Lucarelli l’unica critica sensata ovvero quella di utilizzare gli stessi metodi dei “bulli digitali”. Ed è qui che lo scontro diventa tragicomico: Saraceni accusa la Lucarelli di volersi ergere a paladina della comunicazione, ovvero quello che in fondo fa anche lui. La Lucarelli invece accusa Saraceni di “cancellare i suoi post sulla sua pagina”, ovvero quello che abitualmente fa anche lei. Se non fossero due esperti di comunicazione (perché entrambi lo sono in fondo) si potrebbe tranquillamente parlare di shitstorm, ma quella è un’attività di troll e di anonimi.

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Il botta e risposta continua perché la Lucarelli non demorde e invita il Prof a “pubblicare tutto” senza problemi. E così la storia della spietata analisi diventa sempre di più quella di una potente rosicata.

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Ma a dimostrare che in fondo analisi di questo tipo (e chiamate alle armi contro i troll) non servono a nulla c’è quello che succede sulle rispettive pagine. I fan di Saraceni prendono le sue difese “senza se e senza ma” e altrettanto fanno quelli della Lucarelli. In un certo senso entrambi vincono perché hanno rinforzato nei rispettivi seguaci la convinzione di essere migliori degli altri. Succede così che su un mezzo di comunicazione come Facebook si raggiunga la somma zero della comunicazione: nessuno dialoga, ci sono solo monologhi. E lo spettacolo di vedere due esperti di comunicazioni agire proprio come i troll che si divertono a distruggere la possibilità di comunicare vale il prezzo del biglietto. Ora non resta che attendere l’arrivo sulla scena di un nemico comune, come in Batman vs Superman.

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