La lettera della sorella di una ragazza che stava per fare la fine di Noemi Durini

Selvaggia Lucarelli pubblica sulla sua pagina Facebook la lettera di una ragazza che racconta la storia di sua sorella. Una vicenda che ricorda quella di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa dal suo fidanzato

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Selvaggia Lucarelli pubblica sulla sua pagina Facebook la lettera di una ragazza che racconta la storia di sua sorella. Una vicenda che ricorda quella di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa dal suo fidanzato. Per fortuna la sorella di L. si è salvata. E la sua storia è finita bene:

Questa lettera, che mi ha scritto con trasporto e dolore una ragazza sulla morte di Noemi, dovrebbero leggerla tutti. Ma tutti, proprio. È la storia di una sorella, che ha ritrovato sua sorella:

Ciao Selvaggia,
mi chiamo L. e vorrei raccontarti la mia storia, la storia della mia famiglia, dopo aver letto il tuo post su Noemi.
Sono nata e cresciuta in un minuscolo paesino del sud. Ho due sorelle. I miei genitori sono persone umili, che si sono fatte da sole e che per noi figlie hanno sempre fatto di tutto e di più per accontentarci, per non farci mancare niente, contando solo sulle proprie forze, guadagnando onestamente ogni singola monetina. Una famiglia semplice, onesta, con le giuste “tempeste” di una famiglia normale.

Detto ciò, mia sorella V. , poco più che quindicenne si innamora di A. (non voglio nemmeno fare il suo nome). Mia sorella era felicissima, a me (e forse anche ai miei genitori) lui non piaceva a pelle. Passano i mesi, lui spesso è a casa mia.
Io nel frattempo mi iscrivo all’università, scelgo di andare a studiare a Milano, quindi a casa ci torno solo per le feste e per i mesi estivi. Passano i mesi, lui è sempre a casa mia (dai miei, ma anche se vivi altrove resterà per sempre casa tua).

Mi accorgo, nei periodi che trascorro “a casa”, che spesso i toni non sono dei più sereni, da parte di entrambi. Mia sorella è sempre più nervosa, irritabile, spazientita, non mangia più, passa le giornate a dormire, o chiusa in camera, spesso a litigare con lui, al telefono o di persona.
Le chiedo ripetutamente se per lei sia normale avere questo tipo di relazione con una persona che dovrebbe darle solo felicità.

Mia sorella si ammala, decidiamo di affidarla a cure specialistiche. Le vengono diagnosticate anoressia e depressione. Estate 2014. Mia madre trova, non credo per caso, un diario di mia sorella, in cui lei aveva annotato con precisione chirurgica cosa succedeva quando usciva con A. : “Pugni in faccia…calci nelle costole…sa che mi hanno appena operata (appendicite) e prende di proposito le buche con la macchina..”.

I medici intimano ai miei genitori, essendo lei ancora minorenne, di denunciare A, per tutelare mia sorella.
Dopo un’attenta riflessione, decidiamo di provare a risolvere le cose con le buone. Avvisiamo lui, dicendogli di non farsi vedere nè sentire per un po’, teniamo lei in casa, sorvegliata a vista, senza telefono, pc, tablet o qualsiasi cosa potesse metterla in contatto con lui. Scopriamo dopo che comunque avevano trovato modo per sentirsi. Si riavvicinano, lui sembra cambiato, un agnellino impaurito e indifeso.

Novembre 2016. Di notte li sento litigare in strada, proprio come succedeva tempo prima. Mi affaccio: “Stefy, sono le 3, per favore, non è il caso..almeno abbassate i toni, non potete svegliare tutti.” e rientro. La mattina dopo, il vicino, svegliato dalle voci, racconta a mio papà di aver visto lui dare uno schiaffo a lei, oltre ad aver sentito parole molto poco carine da dire alla propria ragazza.

Ricominciamo da capo: “Ma ti sembra il modo giusto? Non potete andare avanti così, non puoi andare avanti così. Per te e per noi che ti stiamo vicini… lo sai quanto stanno male mamma e papà!”. “Voi non capite, sono io che lo esaspero…” “Allora basta, chiudila… Se sei un’esasperazione non ha senso stare insieme, siete arrivati al limite, basta!”….
Marzo 2017. Nel frattempo, tira e molla continui. Ennesimo litigio, lei decide di lasciarlo. Definitivamente. Lui le chiede di vedersi per parlarne di persona.

Mia sorella, ormai maggiorenne e patentata, prende la macchina e va da lui. Mio padre le impone di rientrare entro le 23:30. I miei sono sempre stati mooolto fiscali sugli orari. 23:40 mia sorella non torna. Prima telefonata, “Sì mamma, arrivo.”. 23:50 seconda telefonata, “Ma dove sei?” ” A. non mi dà le chiavi della macchina”. “Passami A.” “Non vuole parlare” “Dirgli di darti subito le chiavi o arriva papà con i Carabineri”. “Aiuto, mamma non mi dà le chiavi! Aiuto! Mamma!”.

Riescono a farsi dire dov’è, mio padre va a prenderla. Mia sorella è in shock, e ci rimane per due giorni, finchè non decide di confidarsi con un amico poliziotto. Lui le spiega che da quel momento in poi lei non deve avere a che fare con A per nessun motivo.
E lei lo ha fatto. Ha avuto la forza di piazzare un muro tra lei e lui spesso quanto la muraglia cinese. Lei ha avuto la forza di dire basta, una volta per tutte. Ci ha messo due anni, ne ha pagato le spese, ma ha capito che questa vita serena le piace di più.

Il perché di questo mio racconto è molto semplice. Quando inizialmente ho visto al tg la notizia di Noemi è stato come ricevere uno schiaffo in pieno viso. Sono quel tipo di notizie a cui normalmente non si da più peso “ah sì, è andata via di casa, poi vedi che torna…” come fosse un cane, che scappa, ma poi torna. Quando l’ombra di tragedie simili ti ha sfiorata, ti assicuro che cambia tutto. Credo che probabilmente mia sorella abbia finalmente trovato la forza di dire basta perchè ha avuto alle sue spalle una famiglia, qualcuno che era disposto a sentirla urlare, piangere, sbattere la testa contro al muro , piuttosto che permetterle ancora di farsi del male, di farsi fare del male.

Ricordo i suoi litigi con mamma e papà, i suoi litigi con me, perchè le impedivamo di stare con lui, perchè noi non capivamo, perchè solo lui la capiva, solo lui la amava davvero.
Ho visto in Noemi quello che sarebbe potuto accadere a mia sorella. E provo un’estrema pena per lei e per la sua famiglia. Da credente, ringrazio Dio per averci dato la forza di affrontare tutto ciò, perchè, ti assicuro, non è stato facile in niente. Per me, per i miei genitori, per chi ci è stato vicino.

Comprendo, ma non giustifico nessuno. Su Lucio non voglio esprimere una sillaba; su Noemi, ti dico, per quanto possa essere difficile, la forza di affrontare tutto di petto bisogna trovarla. Avrà anche potuto essere una ragazza difficile, ma proprio per questo aveva ancora più necessità di essere protetta. Anche a costo di rimanere chiusa in camera a urlare, piangere, sbattere.

Questo per dirti che sono d’accordo con te, anche se spesso avere in casa questi mostri da affrontare non è facile, non tutti ne hanno la forza. Mi sono sentita augurare la morte da mia sorella, l’ho sentita mentre augurava la morte ai miei genitori. E Dio solo sa quante lacrime abbiamo versato tutti, compreso papà, scoppiato al piangere al telefono con me mentre mi raccontava di aver perso la pazienza con lei ancora una volta, e di averla portata in camera a suon di spintoni.

In 24 anni ho visto mio papà piangere solo una volta, al funerale di Raciti. Ma oggi sono felice di poterla guardare negli occhi, di poter ridere ancora con lei, di poterla ancora mandare a quel paese, o di poterle ancora chiedere di prestarmi la borsa e la sciarpa, di poterle dire ti voglio bene. E vorrei che potesse essere così anche per la sorella di Noemi e per tutte le sorelle del mondo.
L.

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