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Alexander Boettcher, Martina Levato e quelle frasi d'amore in tribunale

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Ieri si è svolta l’udienza del processo per direttissima ad Alexander Boettcher e Martina Levato, accusati di aver sfregiato con l’acido Pietro Barbini, conoscente di lei, per una “spregevole rivalsa”, come l’ha definita l’accusa in aula. Il Corriere riporta quello che i due si sono detti, ieri, mentre si svolgeva l’udienza:
ALEXANDER BOETTCHER martina levato incinta

Subito, con lo sguardo, cerca Alex, che sta nella «gabbia» dall’altra parte della stanza, seduto in jeans e felpa grigia, con un tutore alla spalla destra. Lei lo segue con gli occhi, ma lui all’inizio si rivolge altrove, parla attraverso le sbarre con i suoi avvocati. Martina con i legali non parla, sembra concentrata solo su di sé e all’agente della polizia penitenziaria,una donna, che le sta vicino e non conosce la storia, racconta: «Io e quel ragazzo lì ci amiamo, è successo quello che è successo. Ora mi spaventano i tempi lunghi del processo, magari sono anni. Aspetto un bambino, è suo. Quanto tempo dovrà passare perché ci ritroviamo…».

 

martina levato alexander boettcher
Martina Levato e Alexander Boettcher: il carabiniere ritrova l’acido muriatico (Foto da Il Gionale)

Poi inizia l’udienza:

Il pubblico ministero, Marcello Musso,parla di «atteggiamento mafioso», perché la studentessa starebbe facendo di tutto per scagionare il suo compagno,che invece secondo l’accusa hapreso parte al «comune progetto criminoso» (un concorso che i legali Francesco Cieri e Jacopo Morandi proveranno a contestare). In aula parla il giudice.Passano i minuti. E Martina sembra seguire ancora mentalmente il filo che nella sua mente la lega ad Alexander. Solo muovendo le labbra, in modo marcato perché sia comprensibile oltre i sei, sette metri di distanza, più volte gli dice: «Ti amo». E Boettcher una volta, quasi di sfuggita, risponde:«Mi manchi».Ecco, per capire il senso di questo muto scambio di parole, bisogna riallacciare la storia: Martina e Alexander si conoscono un anno e mezzo fa; iniziano una relazione, anche se lui è sposato da 7 anni; vengono arrestati tra il pomeriggio e la notte del 28 dicembre scorso. Passano 10 giorni nel carcere di San Vittore e si rivedono per la prima volta ieri mattina. La domanda è: se l’idea dell’agguato all’ex compagno di liceo di Martina è nata dentro la deriva psicotica che aveva preso la loro storia, il carcere e il processo sono riusciti a spezzare quel filo? Un filo che non era fatto soltanto di sentimenti, ma era invece invischiato in una dinamica psicologica con profondi tratti patologici: dare un taglio a questa catena significherebbe che Martina e Alexander stanno rientrando nella realtà, stanno comprendendo cosa significhi davvero distruggere per sempre la vita di un ragazzo innocente, della sua famiglia e, anche, delle loro famiglie.