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Anime e manga: la storia di un fenomeno mondiale

ANIME E MANGA

Ormai, gli anime e i manga sono entrati costantemente nella nostra vita quotidiana. Fino a qualche anno fa era normale vergognarsi di parlarne in pubblico una volta superata l’infanzia, mentre adesso chi non ne segue almeno uno? Eppure, sul trema c’è ancora molta confusione: innanzitutto, per prima cosa è meglio chiarire che il manga è il fumetto giapponese. A differenza dei comics occidentali, la sua particolarità è la lettura da destra verso sinistra: è questo il verso della scrittura in Giappone e ribaltare tutte le vignette comporterebbe costi enormi per l’acquirente finale. L’anime, invece, è un prodotto d’animazione: molto spesso tratto da un manga, si differenzia da esso nella trama per l’allungamento dei tempi e la presenza di episodi filler, puntate fine a se stesse al solo e unico scopo di allungare il brodo. Il manga da cui è tratto potrebbe essere fermo, ma lo spettacolo deve continuare: almeno una puntata a settimana. Anime è l’abbreviazione di animēshon, traslitterazione giapponese di animation, ed è ormai il termine usato per differenziare i prodotti di animazione giapponese da quelli occidentali. E ora che lo sapete non avete più scuse per chiamarli cartoni animati, che poi gli appassionati si offendono.

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ANIME E MANGA: L’INVASIONE IN ITALIA – Quando questi prodotti giapponesi sono sbarcati sul suolo italiano? Il primo manga tradotto in Italia è stato Il Grande Mazinga, edito nel 1979 da Fabbri Editori. Seppur edulcorato dalle scene più violente e colorato da autori italiani, la sua comparsa segna un momento importante per gli appassionati italiani. L’anno dopo lo seguirono Candy Candy e Lady Oscar. Il successo fu tale che, esaurito il materiale originale, vennero ideate nuove storie create appositamente per il pubblico italiano. Il primo anime trasmesso in Italia è stato invece Vicky il vichingo, nel 1977; diventato subito popolarissimo, seguito da Heidi e Ufo Robot Goldrake.

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Paradossalmente, l’Italia è stata uno dei primi paesi occidentali ad importare anime, col record di più di un centinaio di serie acquistate tra gli anni ’70 e ’80. Paradossalmente perché, in parallelo al crescente successo, cresceva una notevole differenza: l’italiano medio che ritiene l’animazione destinata solo ai bambini guardava con sospetto anime contenenti storie d’amore o violenza. E fu così che, dopo una prima ondata incontrollata, gli adattamenti si fecero più critici e venne applicata una feroce e spesso ingiustificata censura. Cosa è successo?
ANIME E MANGA: ADATTAMENTO E CENSURA – La censura più famosa, nonché caso eclatante di epic fail, è probabilmente quella del bacio in È quasi magia Johnny, tagliata nella messa in onda ma presente nella sigla. Negli ultimi anni è ricorrente invece una censura delle scene di violenza: sangue riadattato in colori improbabili e via tutti i riferimenti alla morte, ad esempio sostituendo la parola “uccidere” con “eliminare”. Caso a parte sono l’italianizzazione dei nomi, la scomparsa di qualsiasi riferimento al Giappone e il cambiamento d’età dei personaggi: considerandoli un prodotto adatto esclusivamente ad un pubblico infantile, si è preferito tagliare particolari inerenti ad una cultura diversa che il bambino non potrebbe comprendere e modificare l’età dei personaggi per rendere il tutto più appetibile alla fascia a cui avrebbe dovuto essere destinato. Tralasciando l’inesistente valore educativo di queste scelte, è divertente invece ricordarne i risultati che rasentano la comicità: tra i vari Andrea e Mirko, il povero Satomi sembra un pesce fuor d’acqua, per non parlare di nomi originali che magicamente sono spuntati da una serie all’altra.

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Pensavi che fossero cugine? E invece…

Caso a parte sono invece le sigle: interpretate per lo più dai Cavalieri del Re e più avanti da Cristina d’Avena e Giorgio Vanni, dividono gli appassionati. A confronto delle originali appaiono davvero ingenue, ma in fondo sono un pezzo della nostra infanzia.

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ANIME E MANGA: I GENERI – Come è stato già ribadito, anime e manga non sono prodotti destinati esclusivamente ai bambini. A categorizzare quelli adatti ad un pubblico infantile è la parola Kodomo, intesa come un genere. Qui sono collocati titoli celebri anche in Italia, come Doraemon (sapevi che il protagonista non si chiama Guglielmo ma Nobita?) e Hamtaro. E poi?

La storica sigla di Doraemon: preferisci questa o quella di Cristina d’Avena?


Arrivano gli shonen, anime e manga destinati a ragazzi. Lo shonen più famoso in Italia (e forse nel mondo) è senza dubbio Dragon ball, seguito da altre testate come Naruto e One Piece. Punti cardine del genere sono la sovrabbondanza di personaggi maschili, un protagonista ingenuo e casinista in contrapposizione con un personaggio secondario ombroso e taciturno e una lunga trama ricca di azione e scontri, mediante arti marziali o poteri sovrannaturali. Esistono anche titoli che sebbene collocati nella categoria shonen risultano atipici: un esempio è Claymore, in cui personaggi sono quasi tutti femminili, o D.Gray-man, con un protagonista molto diverso dal solito stereotipo.

La sigla originale di Naruto:


L’equivalente per ragazze invece è shōjo, caratterizzato da un disegno più dolce, storie d’amore e spesso ambientazioni scolastiche. Ne sono un esempio i vecchi Candy Candy e Georgie. Un sottogenere dello shōjo è il majokko, un anime o manga con protagoniste maghette o streghette. Tra questi Sailor Moon, che ha spopolato negli anni ’90, ha anche segnato una svolta nel genere: il gruppo di eroine, ognuna con una caratteristica particolare, unisce tematiche amorose e scolastiche ad una buona dose d’azione, posizionandosi forse a metà strada tra shōjo e shonen.

La prima sigla italiana di Sailor Moon:


Per quanto riguarda gli adulti, possono trovare titoli adatti a loro tra i Seinen, da uomini, e i Josei, da donne. In Giappone questa netta divisione permette al pubblico di scegliere con facilità qualcosa di adatto ai propri gusti, ma è inutili fossilizzarsi: sai quante ragazze adorano gli shonen?

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Lucca Comics, forse il più grande evento italiano dedicato ad anime e manga (e non solo)

ANIME E MANGA: OGGI – Fino a qualche tempo fa, superata l’infanzia, si era soliti abbandonare la passione per gli anime e manga o tenerla nascosta se non in ristretti gruppi di fan. Da qualche anno, complice la massiccia diffusione di internet, sembra essere esplosa una vera e propria mania. Le fumetterie non sono più ghettizzate ed esclusive delle grandi città e le fiere e gli eventi a tema sono ormai un punto di ritrovo per tutti. Tra pochi giorni ti aspettiamo al Romics.