Cronaca

Belen Rodriguez condannata per diffamazione

Belen è stata condannata dal tribunale di Milano per diffamazione. La showgirl dovrà pagare le spese processuali e sarà costretta ad un risarcimento danni a favore di Riccardo Signoretti, che aveva sporto denuncia circa un anno fa.

Belen Rodriguez condannata per diffamazione

Facciamo un passo indietro: qual è il motivo della denuncia? Si tratta della famigerata intervista a Maurizio Costanzo per la quale Belen ha definito Signorinetti un:

“così detto giornalista noto per aver preso mille denunce“.

Il giornalista a sua volta, prima di sporgere denuncia aveva provato a risolvere la faccenda privatamente, con l’aiuto di Maria De Filippi, chiedendo a Belen di pubblicare un post di scuse. Al rifiuto dell’Argentina è scattata la denuncia.

Preciso che avevo proposto a Belén anche con la saggia mediazione di Maria De Filippi di risolvere tutto con un post di scuse su Instagram, senza coinvolgere i tribunali, ma non è servito. Accetto le critiche, ma non insulti e false accuse contro il mio lavoro. Per questo, come annunciato a marzo del 2017, assistito dallo studio legale Siniscalchi di Milano, mi sono rivolto al tribunale contro Belén Rodriguez, che su Instagram aveva superato i confini di qualsiasi confronto. Lo ha stabilito anche il Tribunale ordinario di Milano, che ha condannato Belén a un risarcimento danni nei miei confronti, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il commento di Belen su Instagram che le è costato una denuncia era:

Purtroppo signorotti ha già preso mille denuncie per dichiarazioni false. Prima o poi la pagherà quel così detto giornalista.

Nella sentenza il giudice scrive che…

– «L’affermazione secondo cui Signoretti ha preso mille denunce per dichiarazioni false non ha trovato alcun riscontro e assume certamente carattere diffamatorio».
– «L’espressione “quel cosiddetto giornalista” è a sua volta lesiva dell’onore».
– «La frase “prima o poi la pagherà” assume una valenza in ogni caso diffamatoria».
– Le espressioni usate da Belén «sono false ed esorbitanti».

Il giudice ricorda anche un criterio che molti, sui social – diventati troppo spesso un luogo dove ci si esprime con insulti e calunnie – dovrebbero tenere a mente:
«La critica si esprime in termini formalmente misurati, senza trascendere in attacchi e aggressioni personali.