Cronaca

“Ci siamo sposati perché uno di noi potrebbe morire presto”

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Raul Polo, 48 anni, medico ortopedico dell’ospedale Maggiore di Parma e Monica Balugani, 35 anni, anche lei medico che opera nella lungodegenza per pazienti Covid 19 ad Albinea, provincia di Reggio Emilia, si sono sposati ieri nel municipio di Parma. Per paura di non avere più tempo per farlo dopo:

«Dovevamo sposarci e farlo in fretta. Stiamo insieme da nove anni ma adesso, vedendo così tanti colleghi morti o contagiati, abbiamo sentito un forte bisogno di tutelarci per i nostri figli» . Un matrimonio «surreale ma bello — racconta Raul — perché adesso ci sentiamo più protetti, con più certezze per il futuro dei nostri bambini, nel caso a uno di noi due capitasse qualcosa».

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Il post del sindaco Pizzarotti che ha sposato i due medici a Parma

“Ci siamo sposati perché uno di noi potrebbe morire presto”

Ecco il loro racconto a Repubblica:

Lo chiamano «matrimonio di guerra», che «contrappone la speranza alla paura», dice Monica avvolta in un vestito celeste e giacca di jeans. Nell’ultimo mese, fra i medici morti in Italia a causa della pandemia, c’erano anche loro amici, colleghi di una vita. «Abbiamo visto cosa fa il virus. Entrambi lavoriamo in settori convertiti in reparti Covid 19. Sono morti colleghi, come il dottor Giuseppe Finzi, e tanti altri. E poi amici, di nemmeno cinquant’anni, finiti in terapia intensiva. Così un paio di settimane fa, per la paura del contagio, abbiamo chiesto al sindaco questo favore, che ci sposasse subito anche se ora le nozze sono vietate». Una deroga che Federico Pizzarotti, primo cittadino di Parma, ha concesso «perché dobbiamo vivere anche di speranza e di amore e la loro storia è proprio questo, è tanta speranza». Nessuna festa, invito, banchetto, solo un po’ di difficoltà a trovare le fedi, spuntate fuori grazie a un amico orefice. «Un matrimonio manzoniano, “che non s’ha da fare”, ma siamo riusciti a celebrarlo lo stesso e anziché un bicchiere di vino abbiamo aperto gel igienizzante» racconta Raul. I loro figli, Nicolò e Martina, di 3 e 2 anni, “mascherati” e presenti insieme ai testimoni, «sono il motivo per cui ci siamo sposati. Essendo entrambi medici rischiamo molto, nonostante gli ospedali stiano diventando ora più sicuri. Con le nozze abbiamo più tutele»

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