Cronaca

Claudio Pinti: l’untore dell’Hiv che ha fatto sesso con 228 persone

claudio pinti

Claudio Pinti, 35 anni di Ancona, ha la classica faccia da bravo ragazzo ma le sue azioni ne fanno un «untore seriale» che potrebbe aver contagiato con il virus dell’Hiv oltre 200 persone. Pinti lavorava come autotrasportatore, mestiere che da qualche tempo non faceva quasi più. E anche se millantava di essere un trader usava la rete per adescare le sue vittime.

Claudio Pinti: l’untore dell’Hiv che ha fatto sesso con 228 persone

Sono 228 le persone che secondo le affermazioni di Pinto sono a rischio spiega Repubblica. E la Polizia ha diffuso una sua foto per cercare di rintracciarle:

Lui li contava, i partner: «Prima di te ho avute 226 donne», aveva rivelato sorridendo all’ultima che ha infettato, una vicina di paese nell’entroterra marchigiano che lo ha denunciato. Aveva disseminato le chat erotiche di post e annunci, «aveva rapporti con donne, ma anche uomini e trans» e a nessuno rivelava il suo segreto: da «almeno dieci anni» sapeva di essere sieropositivo ma non si curava, non faceva nulla per tenere a bada il virus; e non prendeva alcuna precauzione per tutelare la salute di chi faceva sesso con lui.

Il motivo? Claudio Pinti non credeva che l’Hiv determinasse l’Aids:

La sua ex che l’ha denunciato scoppia a piangere se pensa a come, candidamente, si è giustificato quando lei l’ha messo alle strette: «Sì, una volta ero sieropositivo ma poi ho rifatto gli esami e non è risultato più niente. L’Hiv non esiste, è una balla, sono i farmaci che ti ammazzano».

 

claudio pinti hiv

Per Pinti oltre all’accusa di lesioni gravissime dolose aggravate dalla malattia potrebbe essere aggiunta quella di omicidio con dolo eventuale. La moglie dell’uomo è infatti morta per Aids, la figlia che hanno avuto insieme ora è affidata ai genitori di Claudio Pinti:

L’accusa, contestatagli dalla procuratrice Irene Bilotta, è di lesioni personali gravissime; ma gli inquirenti lavorano su un’ipotesi ben più grave: «Omicidio volontario ». Perché una ex compagna di Pinti, da cui ha avuto una figlia, è morta lo scorso giugno per le conseguenze dell’Aids; e le prime ricostruzioni aprono le porte a un sospetto terribile: non solo potrebbe
averla contagiata con un comportamento irresponsabile, ma l’avrebbe convinta a non curarsi plagiandola con le sue strambe idee negazioniste. In qualche modo ci ha provato
anche con la nuova compagna, la donna che lo ha denunciato.

Pochi mesi dopo la morte della moglie Pinti ha intrecciato una relazione con una ragazza, che lo ha poi denunciato quando ha scoperto di essere sieropositiva, racconta il Fatto:

Sono stata defraudata della libertà di scegliere, ingannata rispetto alla sua patologia. Ormai io sono stata contagiata e ho deciso di denunciare per porre fine alla sua cattiveria. Non vorrei che capitasse ad altre donne ciò che è successo a me”, ha raccontato la donna conosciuta per caso da Pinti a  febbraio. Un incontro per strada, due chiacchiere, lo scambio dei numeri e l’inizio di una frequentazione.

Ad aprile la donna ha iniziato ad accusare violenti stati febbrili e mal di gola. Una parente del Pinti le ha chiesto se fosse a conoscenza del fatto che lui fosse sieropositivo: “Il mondo le è caduto addosso _ racconta l’avvocato della donna –, l’ansia del virus poi confermata dalle analisi e una vita drasticamente cambiata. Il suo unico desiderio è stato quello di fermare Pinti, di evitare che ad altre donne potesse succedere la stessa cosa. I fatti sono maturati in un contesto di assurdi e conniventi silenzi. Tanti sapevano della sieropositività dell’uomo, ambienti familiari in particolare, ma tutti hanno taciuto”.

Le minacce a Claudio Pinti nel carcere di Ancona

A Claudio Pinti, l”untore’ che per anni ha avuto rapporti sessuali non protetti senza informare i suoi partner (donne e uomini) di essere sieropositivo Hiv, è stata assegnata nel carcere di Montacuto ad Ancona la stessa cella in cui era stato rinchiuso Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano arrestato per l’omicidio e lo smembramento di Pamela Mastropietro, la 18enne romana il cui cadavere fatto a pezzi fu trovato in due trolley nelle campagne del Maceratese. Oseghale è stato poi trasferito nel carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli Piceno, dove si trova tutt’ora. L’arrivo di Pinti, 36 anni, autotrasportatore, arrestato per lesioni dolose gravissime dopo essere stato denunciato dalla ex compagna, rimasta infettata, ha suscitato la ribellione degli altri detenuti: “sei finito”, “appena esci dalla cella ti stacchiamo la testa” alcune delle frasi che gli sono state rivolte. Il suo legale, Alessandra Tatò, ha chiesto gli arresti domiciliari.

 

Foto di copertina da Corriere: Claudio Pinti con Giovanna Gorini, la moglie morta per Aids nel 2017