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Conchita Wurst a Sanremo: "donna barbuta" non è sempre piaciuta

conchita wurst sanremo

Conchita Wurst è arrivata ieri sul palco dell’Ariston. La seconda serata di Sanremo, del Sanremo di Carlo Conti, diciamolo pure, è stata una cagata pazzesca. Una noia letargica, con momenti di puro sadismo nei confronti del pubblico, sia a casa che nel teatro: ma chi è Pintus? Ma chi ce lo ha mandato? E, soprattutto, lo abbiamo veramente pagato tutti? L’unica attenuante per la sua presenza nell’immaginario collettivo è stata la volontà di risparmiare di Mamma Rai. Ok, risparmio sì ma con giudizio, dice qualcuno, e ha ragione. Chissà ieri come si è sentito chi ha acquistato un biglietto per assistere alla serata su una poltroncina dell’Ariston: è già andata bene che sul palco non siano arrivati i pomodori.
Ma torniamo a Conchita Wurst. La Wurst è andata in onda dopo mezzanotte. Chi l’ha fatta la scaletta? L’unico ospite per il quale c’era un minimo di aspettativa lo mandi dopo mezzanotte? Dopo che tutti hanno girato canale per la disperazione? Ma cosa è un gioco sadomaso alla 50 sfumature di grigio? La famiglia Anania, tutta Provvidenza e Spirito Santo, l’hanno vista tutti, la drag queen quasi nessuno, anche quelli che realmente erano interessati alla sua esibizione:

Tra molti di quelli che l’hanno vista però è sorto un dibattito interiore molto politically correct, simile a questo:


Ed è proprio questo il punto. Perché sinceramente, Conchita “ha una bella voce potente” come spiega Carlo Conti, ma poco altro. E se è uomo o donna, ha la barba o no, non interessa, non è dirimente, anzi sarebbe da omofobi giudicarla per questo e non il contrario. Non ha saputo creare un legame con il pubblico, non era simpatica, non era esagerata (esagerata come potrebbe esserlo Madonna o Lady Gaga, come immaginiamo che sia un personaggio che rappresenta un’icona), era “piatta”, come la sua scollatura, come ha fatto notare qualcun altro:
conchita wurst selvaggia lucarelli
Certamente Carlo Conti ha volutamente smorzare la forza del suo personaggio chiamandola “Tom” e rivolgendosi al maschile, ma era proprio lì che si vede il carisma. Conchita poteva essere l’ombelico del festival. Ma non lo è stata. Non una parola, per esempio, per i ragazzini vittima di omofobia, un messaggio che avrebbe avuto un peso in quel contesto. E allora sarebbe stato meglio rimandare sul palco Platinette, questa volta con gli abiti con cui siamo abituati a vederla: tra una drag queen liscia e una drag queen gassata meglio la seconda. Una menzione a parte per il tatuaggio sulla schiena, raffigurante la mamma:

Guarda il video di Conchita Wurst a Sanremo