Cronaca

Cosa c’è da sapere sul rischio Coronavirus a scuola e all’Università

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L’epidemia di Coronavirus, il virus che ha contagiato oltre 40mila persone e che in Cina ha causato 908 morti non è ancora arrivata in Italia. Nel nostro Paese per il momento ci sono solamente tre casi confermati di persone che hanno contratto il nuovo Coronavirus (due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani e un italiano tornato da Wuhan con un volo speciale dell’Aeronautica Militare). Si tratta di casi di “importazione” vale a dire di persone che si sono ammalate fuori dall’Italia dove non c’è ancora nessun caso di contagio da persona a persona.

La circolare del Ministero per le scuole dell’infanzia e dell’obbligo

C’è però chi si chiede quali precauzioni adottare e quali rischi si corrono attualmente nel nostro Paese. Il Ministero della Salute ieri ha spiegato che per quello che si sa ora “non deve creare allarme lo studio tedesco secondo il quale il nuovo coronavirus resisterebbe attivo sulle superfici circa 9 giorni”, il principale metodo di trasmissione sono infatti le vie respiratorie. Nessuna paura quindi nel maneggiare o utilizzare prodotti “made in China”, fermo restando che il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca e quindi è molto importante lavarsi bene le mani ed evitare di toccare occhi, naso e bocca con le mani sporche.

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Per quanto riguarda invece il rischio per chi frequenta le scuole il Ministero della Salute ha emanato sabato 8 febbraio una nuova circolare che riguarda i bambini che frequentano i servizi educativi dell’infanzia e gli studenti, fino alla scuola secondaria di secondo grado, di ogni nazionalità, che nei 14 giorni precedenti il loro arrivo in Italia siano stati nelle aree della Cina interessate dall’epidemia.

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Non si tratta quindi di alunni di origine cinese ma di tutti coloro che sono stati in Cina 14 giorni prima di tornare a scuola. Si parla di due settimane perché il presunto periodo di incubazione del nuovo coronavirus è appunto di 14 giorni. Secondo le disposizioni del Ministero “il dirigente scolastico che venga a conoscenza dalla famiglia dell’imminente rientro a scuola di un bambino/studente proveniente dalle aree come sopra identificate” è tenuto ad informare il Dipartimento di prevenzione della ASL di riferimento. Nella situazione in cui ci dovesse essere un alunno che è stato in Cina nei 14 giorni precedenti allora sarà organizzata, assieme alla famiglia, una “sorveglianza attiva, quotidiana, per la valutazione della eventuale febbre ed altri sintomi, nei 14 giorni successivi all’uscita dalle aree a rischio“.

I consigli per gli studenti unviersitari

Non quindi una quarantena per tutti gli alunni di origine o nazionalità cinese ma solo un periodo di sorveglianza perché recentemente è stato in Cina. Per gli studenti universitari invece non sono previste limitazioni per la frequenza delle lezioni, ma a chi dopo essere tornato dalla Cina dovesse riscontrare dei sintomi è consigliato di contattare il 1500, il numero verde del Ministero della Salute.

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La CRUI – la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – raccomanda inoltre, a titolo precauzionale, agli studenti e al personale di ritorno dalla cina di seguire alcuni consigli: il primo è quello di ridurre al minimo i contatti con altre persone e non frequentare posti affollati. Il secondo è di non frequentare le lezioni o altre attività curricolari ed extracurricolari in caso di sintomatologia sospetta. Per quanto riguarda i viaggi studio all’estero al momento non è possibile recarsi in Cina. Per quanto riguarda invece gli altri paesi dell’Unione Europea non ci sono particolari limitazioni, il sito dell’ECDC aggiorna costantemente sul numero di casi di coronavirus nella UE che sono attualmente 37 (compresi quelli italiani) e sono stati confermati in Germania , Francia, Regno Unito, Spagna, Belgio, Finlandia e Svezia.