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Debora e Aurora morte abbracciate sotto le macerie a Acilia

Debora e Aurora, la mamma e la bambina morte nel crollo della loro casa ad Acilia, potevano essere salvate? Il Corriere Roma spiega come stanno proceendo le indagini:

Le hanno trovate abbracciate Debora e Aurora. La mamma forse protesa in un ultimo gesto protettivo. Un muro le ha travolte nella cucina. Non ha lasciato scampo alle vittime del crollo della palazzina di via Giacomo della Marca. È anche per accertare questo tragico dettaglio che il pm Mario Palazzi ha disposto per oggi l’autopsia. Si vuole chiarire appunto se madre e figlia siano decedute sul colpo o siano rimaste in balìa delle macerie in quelle otto ore di ricerche ad Acilia.
Il magistrato procede per disastro e omicidio colposo e ha già incaricato delle perizie sull’edificio lo stesso tecnico che a gennaio indagò sul cedimento del condominio di Ponte Milvio, l’ex comandante dei vigili del fuoco Claudio De Angelis. Al vaglio dei carabinieri di Ostia, coordinati dal capitano Paolo Del Giacomo e dal colonnello Alessandro Nervi, le planimetrie dei sei appartamenti sbriciolati e i dettagli sull’erogazione del gas, probabile causa della deflagrazione.
Una bombola Gpl, in parte integra, è stata rinvenuta e sequestrata. Nella villetta a tre piani abitava parte della famiglia di Debora Catinari, oltre a una coppia di moldavi e un nucleo di cittadini dello Sri Lanka, con cui però ultimamente si erano creati dissidi proprio per la presenza di alcune bombole di gas. Un’ipotesi è che siano state queste a causare l’esplosione iniziale che poi ha fatto detonar egli impianti di ossigeno in dotazione dello studio dentistico del piano terra: da qui i due «boati» sentiti dai vicini

Il Messggero racconta lo strazio di quello che resta della famiglia di Debora e Aurora. In particolare il dolore di Lorenzo, il figlio più grande:

Lorenzo, 16 anni, salvato involontariamente dalla mamma che l’aveva mandato a comprare il pane, non ha fatto che ripetere «ditemi che non è vero». Chi l’ha visto con i panini in mano davanti alla casa crollata non dimenticherà quel ragazzone diventato improvvisamente bambino, «anche la voce si è trasformata, era un pianto di un piccolo», ricorda una vicina. «Voleva andare a cercarle, lo abbiamo trattenuto, poi avvertito il padre».«Siamo una famiglia in mezzo alla strada».
Nella casa dei genitori di Massimiliano, familiari e amici si affacciano in punta di piedi. «Oggi stanno peggio di ieri, distrutti». Hanno sperato fino all’ultimo. Che almeno una, restasse con loro. «Quanto ci mettono a tirarle fuori, quando finisce questo inferno?» stringeva i denti e si faceva forza Massimiliano. Ora sono soli. Lorenzo tanto fragile, dolce, così attaccato alla mamma, una roccia che lo sosteneva e alla sorella.
Da poco aveva perso nonna Maria, dicono che se la guardava sempre sul telefonino. Massimiliano, gran lavoratore, erano giovanissimi quando lui e Debora si sono messi insieme. Tutto finito, casa distrutta, macerie che non si rimuoveranno con due gru, un figlio adolescente da rimettere in piedi.

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