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Diodato canta La cura a Che tempo che fa e la dedica ai medici che curano il coronavirus – VIDEO

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Ieri a Che tempo che fa una sorpresa inaspettata che ha fatto piangere tutti: Diodato ha cantato La cura di Franco Battiato per ringraziare medici, infermieri e operatori sanitari che tanto stanno facendo per curare i malati di coronavirus.

Diodato canta La cura a Che tempo che fa e la dedica ai medici che curano il coronavirus – VIDEO

Ecco il ringraziamento di Fabio Fazio per Diodato e il video:

Tutti si sono sentiti coinvolti:

Mentre Diodato cantava sullo sfondo c’erano immagini di medici e infermieri, quelle che ormai ci sono diventare familiari:

Medici, infermieri e eroi dell’emergenza coronavirus

Se c’è una cosa che ci fa pensare positivo in questa emergenza coronavirus, mentre ci sentiamo strani e isolati sono loro. I medici, gli infermieri che si prodigano per curare i malati con turni impossibili e tutti le persone che fanno qualcosa per gli altri. Vi raccontiamo le storie degli eroi del coronavirus

Medici, infermieri e eroi dell’emergenza coronavirus: Elena Pagliarini

La prima storia è quella di Elena Pagliarini, infermiera a Cremona, la donna ritratta nella foto in bianco e nero che è diventata un’icona: ha 40 anni, lavora da 15 in ospedale e è stata sentita da Paolo Griseri su Repubblica:

eroi coronavirus 2

«Qui al pronto soccorso dell’ospedale di Cremona avevo iniziato il turno alle nove della sera prima. Erano le sei del mattino. Ma quella notte era successo di tutto. La mia primaria, che è una mia amica, ha fatto la foto».

Che cosa ha visto quella notte?
«La sala piena di pazienti spaventati. Moltissime persone in insufficienza respiratoria molto grave. Gente di tutte le età. Persone che, improvvisamente, di colpo, avevano difficoltà a respirare, la febbre saliva in modo repentino. Sa qual è la cosa che ci colpiva di più? Che non dicevano niente. Erano a letto, tacevano. Però avevano gli occhi della paura e quelli parlavano per tutti loro».

Non le era mai capitato?
«Mai. Turni stancanti, situazioni difficili le ho vissute, come tutti coloro che fanno il mio mestiere. Ma così no. Perché qui noi non conosciamo a fondo la malattia. Non ci sono manovre, tecniche, farmaci sicuramente efficaci. E bisogna fare in fretta, intervenire all’improvviso per combattere queste crisi respiratorie».

Non se l’aspettava? In fondo in Cina succede da qualche mese…
«Fino a pochi giorni fa la Cina era in televisione. Adesso Wuhan è arrivata da noi. Quando ti capita sulla tua pelle, quando coinvolge il tuo gruppo di lavoro, è tutta un’altra cosa»

Perché dice che in un altro momento sarebbe stata criticata?
«Glielo confesso. Quella mattina il mio turno finiva alle 7. Io sono crollata alle 6, un’ora prima. In un momento normale avrebbero detto: “Ecco l’infermiera che si addormenta durante il turno di lavoro”»

Medici, infermieri e eroi dell’emergenza coronavirus: Alessia Bonari

Alessia Bonari è un’infermiera. Una delle tante meravigliose infermiere che in questo momento difficile è in prima linea nei reparti di terapia intensiva in cui vengono curati i malati di coronavirus. E ci racconta cosa significa. Non sprechiamo il suo lavoro.  Ecco le parole di Alessia Bonari su Instagram:

alessia bonari infermiera coronavirus

Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato.

Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro.

Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

 

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Sono i un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

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Medici, infermieri e eroi dell’emergenza coronavirus: le infermiere che cuciono mascherine all’ospedale Bonomo di Andria

Le mascherine sono finite ma le infermiere della Rianimazione dell’ospedale Bonomo di Andria non si sono perse d’animo e le hanno realizzate da sole. Il video

Le infermiere cuciono mentre in sottofondo si sente Bohemian Rapsody: sono serene, c’è un clima pieno di positività. E’ triste però che un ospedale in piena emergenza coronavirus non abbia i dispositivi medici necessari per proteggersi e proteggere i malati che cura.  Le infermiere hanno usato delle vecchie lenzuola. Con ago, filo e macchina per cucire e con biancheria da letto dismessa hanno realizzato dispositivi di protezione riutilizzabili, sterili e resistenti.

Vecchie lenzuola trasformate in mascherine in grado di proteggere naso e bocca.  La biancheria da letto  è stata dismessa, perchè sostituita da più igienici kit monouso, e così l’hanno riciclata.In attesa che nel Nosocomio arrivino le mascherine destinate alla Puglia dalla Protezione Civile Nazionale, gli infermieri-sarti nella giornata di domenica ne hanno confezionate un centinaio.

Medici, infermieri e eroi dell’emergenza coronavirus: i ragazzi che fanno la spesa agli anziani chiusi in casa

Ci sono tanti casi, in tante città di persone, giovani, che offrono il loro aiuto gratuitamente agli anziani che non possono muoversi da casa per il coronavirus. Anche loro sono eroi:

eroi coronavirus

 

E per finire vi mostriamo cosa ci succederà quando ce la faremo a superare questo brutto momento. Nel video che vedete qui sotto i medici e gli infermieri si tolgono le mascherine dopo aver chiuso l’ultimo ospedale provvisorio per la cura dei malati di coronavirus a Wuhan:

Anche noi ce la faremo!