Cronaca

Domenico Diele condannato a sette anni e otto mesi per omicidio stradale

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L’attore Domenico Diele, accusato di aver tamponato e ucciso una donna di 48 anni, Ilaria Dilillo, la notte del 24 giugno scorso, è stato condannato a 7 anni e 8 mesi. E’ stata emessa la sentenza del processo, con rito abbreviato, nel quale l’attore era imputato per omicidio stradale. L’incidente si verificò lungo la corsia nord dell’autostrada del Mediterraneo, nei pressi dello svincolo di Montecorvino Pugliano (Salerno). L’attore non era presente all’udienza che si è tenuta al Tribunale di Salerno

Domenico Diele parla della sua vita in carcere e delle notti insonni

Domenico Diele è in carcere con l’accusa di omicidio stradale. L’attore interpreta Luca Pastore nella serie di Sky 1993 durante una maledetta notte ha ucciso la 48enne Ilaria Dilillo. Secondo le indagini della polizia era risultato positivo a cannabis e eroina. Ha guidato la sua Audi senza patente e con l’assicurazione scaduta da Roma a Potenza e ritorno per il matrimonio di un suo cugino. A Repubblica ha raccontato della sua vita in carcere e dei sensi di colpa che lo tengono sveglio tutte le notti:

Soprattutto quando sto al buio, in cella, risento la scena dell’impatto. Continuamente mi tormenta il fatto che su quell’autostrada, dov’era tutto scuro, io non ho visto quella donna. Non posso dormire la notte. Non ci riesco. Mi vengono incontro quelle immagini, anche se non ci capisco niente. Io resto convinto, l’ho detto e ridetto alla polizia e al giudice, che non c’entrava la cannabis, non c’entra la roba che avevo assunto giorni prima. C’entra la maledetta assurda circostanza che mi sono forse chinato a vedere un cd sul display

Si sente anche di dare un consiglio a chi potrebbe ritrovarsi nella sua stessa situazione:

Non fate come me. Non pensate che la droga sia una cosa da niente. Anche se io so che l’incidente maledetto non è successo per quello

Diele ha parlato del perché ancora non è uscito dal carcere per affrontare gli arresti domiciliari

Lo so, pagherò tutto. Avrò un processo, pesano i miei errori. Ne ho commessi. Ma il giudice ha deciso di mandarmi agli arresti domiciliari, otto giorni fa. Non posso andarci, mi spiegano, finché non arriva questo anello con un microchip che ti mettono addosso. È vero che non se ne trovano, che ce ne sono così pochi? Lei lo sa, perché non arriva, il braccialetto? Io non so niente di giustizia, purtroppo”, alza le mani, l’attore. Il carcere è il posto in cui dovevo essere portato, lo so. Però un giudice ha deciso che posso essere controllato nella detenzione a casa.

L’unica cosa che lo conforta sono le visite dei suoi familiari e la speranza di poter trascorrere la sua pena a casa della nonna.

Sono venuti a trovarmi mio padre, mia madre, mio fratello che fa l’avvocato. I miei mi hanno portato libri di storia, i Romani, cose antiche. Però, quando sarà possibile, andrò ai domiciliari con mia nonna. Il ricordo di un’infanzia felice a Siena. Quando ho cominciato con le droghe? A Roma. Non devono fare come me. Ecco cosa vorrei dire ai ragazzi. Ma io, ora, non possono dare consigli.