Apertura

Domenico Maurantonio non indossava gli indumenti intimi quando è precipitato

DOMENICO MAURANTONIO

Domenico Maurantonio, il 19enne di Padova morto a Milano lo scorso 10 maggio volando giù dalla finestra del quinto piano dell’hotel dove era ospite per una gita di classe a Expo, non indossava gli indumenti intimi quando è precipitato. Da quanto si è appreso, mutande e pantaloncini sono stati trovati vicino al cadavere. Il giovane, che sarebbe morto tra le 5 e 30 e le 7 del mattino, al momento del ritrovamento indossava solo una maglietta. A dare l’allarme alla polizia e’ stato un operaio che stava effettuando dei lavori di ristrutturazione nella strada dove Domenico Maurantonio e’ precipitato. Il ritrovamento degli indumenti accanto al corpo del ragazzo sembrerebbe andare nella direzione della goliardata tra compagni di classe finita tragicamente.
Inquirenti ed investigatori, che indagano sulla morte di Domenico Maurantonio, lo studente padovano volato dalla finestra del quinto piano dell’hotel dove era in gita con la classe, stanno effettuando accertamenti sulla genuinità della ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 9 e il 10 maggio scorso, contenuta in uno scambio di messaggi su WhatsApp e ieri sera mostrata da ‘Chi l’ha visto?’. Nel messaggio, che risalirebbe allo scorso 12 maggio, un anonimo, probabilmente un dipendente dell’albergo, scrive ad un’altra persona e racconta che quella notte i ragazzi del liceo di Padova si sarebbero “ubriacati da fare schifo”, decidendo poi di fare “degli scherzoni sui corridoi dell’hotel”. Il “migliore”, prosegue il messaggio, sarebbe stato “defecare per il corridoio del quinto piano”. E uno dei giovani “per fare il figo decide di mettersi sul cornicione per farla dalla finestra … quindi si fa tenere per le braccia dagli amici e ad un certo punto vola giù”. Il pm di Milano Claudio Gittardi, che coordina le indagini condotte dalla squadra mobile di Milano, sta effettuando accertamenti per capire l’origine di quelle presunte informazioni riportate dalla persona nel messaggio e se siano di prima, seconda o terza mano e, quindi, se siano attendibili. Da quanto si è appreso, al momento quella ricostruzione presenta delle incongruenze con gli elementi raccolti nel corso dell’indagine e ritenuti attendibili. L’autore del messaggio potrebbe essere già stato sentito o comunque sarà ascoltato a breve.
chi l'ha visto domenico maurantonio whatsapp
L’intenzione degli inquirenti è capire se l’autore del messaggio, che sarebbe un dipendente della struttura, sia stato testimone oculare di quanto avvenuto quella notte in albergo oppure abbia riportato, magari rielaborandole, voci di ‘seconda mano’ e in tal caso la credibilità del messaggio ne uscirebbe affievolita. Al momento, i punti certi dell’inchiesta sembrano essere pochi: la caduta di Maurantonio non e’ stata accidentale; il giovane è precipitato da una finestra nel corridoio dell’hotel; accanto al suo corpo sono stati trovati pantaloncini e mutande; sul braccio presentava delle ecchimosi. Stando alle testimonianze dei ragazzi, inoltre, quella sera in albergo si sarebbe ‘pasticciato’ con gli alcolici, mischiando vino e altre bevande, ma si attendono ancora gli esiti degli esami tossicologici per capire la quantita’ degli alcolici ingeriti dai ragazzi. Quanto all’ecchimosi trovata su un braccio, gli studenti avevano mostrato agli inquirenti delle fotografie scattate sul cellulare da cui si sarebbe dedotto che Maurantonio ce l’aveva gia’ nei giorni precedenti alla caduta. Una versione che non ha convinto gli inquirenti i quali sembrano propendere per l’ipotesi che l’ecchimosi risalga a quella sera.
L’sms relativo allo studente padovano morto in gita a Milano mostrato ieri durante la trasmissione “Chi l’ha visto” non ha trovato finora alcuna conferma: è quanto riferisce il capo della Squadra Mobile di Milano Alessandro Giuliano. “Quell’sms circola su whatsapp e social network da 8 giorni, e ci stiamo lavorando da 8 giorni. Eppure non abbiamo mai trovato una persona che sappia per sua percezione diretta, quello che e’ descritto nel messaggio. Si tratta sistematicamente di persone che riportano voci sentite da altri e che non hanno assistito direttamente ai fatti”. La persona che ha dato inizio a questa catena di informazioni, insomma, non e’ un testimone oculare, e non ha saputo indicare qualcuno che abbia assistito direttamente ai fatti. Il messaggio attribuiva la morte di Domenico Maurantonio a una notte di bravate finita male