Cronaca

Edoardo Di Carlo e il momento della verità sui genitori morti all'hotel Rigopiano

edoardo di carlo rigopiano

Il piccolo Edoardo Di Carlo, 8 anni, i cui genitori sono morti nella tragedia di Rigopiano è stato informato del decesso della madre e del padre e ha chiesto di restare in ospedale dove si sente protetto. Lo ha riferito il direttore sanitario dell’Ospedale di Pescara, Rossano Di Luzio, nel corso della lettura del bollettino sanitario. Il piccolo, una volta uscito dall’ospedale, sarà affidato al fratello maggiorenne. Saranno gli psicologi della Asl a valutare quando potrà lasciare la struttura sanitaria. Repubblica racconta la reazione del piccolo Edoardo

Il momento più difficile dall’inizio dell’emergenza di Rigopiano è arrivato ieri pomeriggio, quando i medici, prima di firmare le dimissioni dal reparto di Pediatria, hanno dovuto dire la verità a Edoardo. «E come volete che abbia reagito?». Il direttore sanitario Rossano Di Luzio trattiene le lacrime. «Posso rimanere qui con voi in ospedale ancora un giorno?». Ecco come ha reagito.
Lucida e dolcissima, la risposta ha stupito tutti, sia i due fratelli maggiori (Riccardo, 17 e Piergiovanni, 19) che già si preparavano a riportarlo a casa, sia i medici che hanno subito rinviato le dimissioni. Quanto fosse forte la personalità di Edoardo, l’avevano già capito in molti. I genitori degli altri pazienti del reparto lo chiamavano “il piccolo eroe”. Se Ludovica Parete, sei anni, e Samuel Di Michelangelo, sette, e cioè gli altri due bambini rimasti intrappolati nella sala biliardo dell’hotel Rigopiano, sono riusciti a resistere 48 ore tra le macerie sotto la valanga, molto del merito è suo, della sua serenità e della sua maturità.
Tre bambini piccoli, che non si conoscono tra di loro,e che rimangono da soli in una stanza completamente buia per quasi due giorni, senza cibo, senza acqua,al gelo. È in quella situazione che Edoardo, il piùgrande, ha preso per mano i suoi compagni di sventura. Insieme a Samuel ha coccolato Ludovica, ha preso spunto dal ghiaccio e dalla neve per raccontarle di Elsa di “Frozen” (il film preferito della bambina), e altrestorie inventate, prendendola in braccio nei momenti peggiori, cullandola, cantandole canzoni per calmarla, salvo poi mettersi a pregare da solo, ma in silenzio per non far vedere agli altri che aveva paura.
«I tre — spiegano Alessandra Pagnani e Chiara di Battista, le due psicologhe che hanno seguito i bambini per tutto il tempo dopo il ricovero — hanno “fatto squadra” e così sono riusciti a ridurre i disagi e, probabilmente, anche la paura». In ospedale, in questi giorni, pare fossero inseparabili. Ludovica continuava a fare disegni per i due maschietti, e i due ricambiavano con attenzioni e regali. «Sono bambini, il gioco è la loro principale forma espressiva: questa esperienza li ha uniti moltissimo, e giocare insieme è stato il modo che hanno trovato per esorcizzare ciò che era successo».

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