Cronaca

Edoardo Raspelli e lo stupro subito a 14 anni da sei coetanei

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Edoardo Raspelli, giornalista e critico gastronomico conosciuto al grande pubblico anche per la sua partecipazione a diversi programmi televisivi, scrive su Cronaca Vera il racconto di una violenza sessuale di gruppo subita quando aveva appena 14 anni.

Edoardo Raspelli e lo stupro subito a 14 anni da sei coetanei

«Come un file cancellato per quarant’anni e che d’improvviso torna leggibile» racconta il giornalista che questa vicenda l’ha scritta in prima persona per il settimanale Cronaca Vera. «Era estate, vacanze in un collegio con altri ragazzi a Chiavari. Quasi un castello in cui ogni studente aveva una stanza. Io ero nella mia. Un pomeriggio mi assalirono in sei mentre io stavo
riposando sul letto nella mia camera. In quattro mi bloccarono, gli altri mi tirarono giù i pantaloni. Mi violentarono».

Raspelli chiude il ricordo dell’esperienza in un cassetto della sua mente e non ne parla con nessuno. Neanche con i suoi genitori. E spiega anche perché. Parlando del padre Giuseppe dice:

«un uomo perbene e rigoroso: fascista convinto, al punto da continuare a indossare la camicia nera per le strade di Milano anche dopo il 25 aprile»

E della mamma Carla racconta:

«una donna moderna, assai sportiva: gareggiava in bicicletta prima della guerra e primeggiava nella scherma».

Poi ricorda un espisodio che fa capire il suo silenzio:

Due anni dopo la violenza — siamo nel 1966 — Raspelli chiede alla madre di accompagnarlo al cine. Danno «Le amicizie particolari», storia «struggente e tragica di due maschi adolescenti amici — racconta il critico —, poi confidenti, che infine arrivano a un amore che verrà vietato nel rigido collegio gesuita in cui alloggiavano». Al buio della sala il sedicenne Raspelli si mette a piangere. «Mia madre mi guarda sorpresa e mi dice, scandendo le parole: “Piuttosto che tu fossi come loro, preferirei che fossi morto”. Io non ero come loro, ma quelle parole le trovai ugualmente terribili. E forse per questo preferii dimenticare tutto».

Perché Raspelli decide di parlare proprio ora? Il giornalista spiega:

«è perché sento il peso della vita che corre: muore gente che conosci, un bimbo a cui facevi da padrino, un amico caro. E il file, chissà perché, torna leggibile».