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Elena Ceste, tutte le stranezze del caso della casalinga trovata morta

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La storia di Elena Ceste comincia il 23 gennaio 2014. In quella notte, secondo quanto racconta il marito Michele Buonincontri, Elena parla al marito dei rapporti sessuali avuti con altri uomini contattati su Facebook. Questo il punto d’inizio di una storia come tante, quella di un adulterio nascosto e poi confessato, che è finita però con la scomparsa e la morte della donne. Quattro figli, due gravidanze interrotte, una vita al Sud prima di venire a fare l’università in Piemonte, innamorarsi del guidatore del bus e sposarsi lasciando gli studi, per poi cadere in depressione e tornare ad Asti, dove è sparita e forse morta già il 24 gennaio 2014, mentre le polizie e le trasmissioni di tutta Italia la cercavano. Cosa è successo quella notte?
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ELENA CESTE, L’ADULTERIO E IL MARITO – Quella notte, secondo quanto raccontato dal marito, era scoppiata una lite: il giorno dopo però Michele Buoninconti aveva portato i figli a scuola tranquillamente perché la madre non si sentiva bene. Ed è lì che Elena sparisce: della mamma di Asti non si hanno più tracce dal 24 gennaio. E’ la mattina di venerdì 24 gennaio. I vicini racconteranno di aver visto la donna nel giardinetto davanti casa, con il cancello chiuso, vestita leggera, in maniche corte. L’uomo torna verso le 9. Elena non c’è più. I vicini non l’hanno vista andare via né hanno sentito il cane abbaiare. Elena Ceste non ha portato nulla con sé. Sono stati trovati a casa anche tutti i suoi occhiali, quelli da cui non si separava mai, simili a quelli della donna scambiata per lei un tram di Torino. Finché il suo cadavere non viene ritrovato a due chilometri da casa sua.
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I resti vengono trovati da dipendenti comunali che puliscono un canale di scolo tra il fiume Tanaro e la vecchia Ferrovia, nelle campagne di Isola D’Asti. In avanzato stato di decomposizione. La 37enne si sarebbe allontanata senza documenti, senza gli indispensabili occhiali da vista e senza cappotto. Lasciando il pigiama e le calze davanti al cancello, puliti, asciutti, senza un filo d’erba sopra. Raccolti dal marito che in questi mesi, interrogato più volte dal magistrato e dai carabinieri, si è sempre proclamato estraneo alla scomparsa della moglie.
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LE MANI E I PIEDI RITROVATI NEL CANALE – Non solo: scavando con un setaccio nel fango in cui si trovava il cadavere, tra il fiume Tanaro e la ferrovia per Alba ormai in disuso, gli esperti dell’Arma hanno trovato le mani e i piedi della donna, oltre ad alcune vertebre. Tutto sarà analizzato all’istituto di Medicina legale per essere esaminato. Da cui si attendono anche gli esiti degli esami tossicologici e istologici. Il sopralluogo dei carabinieri è stato coordinato da Francesco Romanazzi, direttore della medicina legale dell’ospedale di Alba (Cuneo), che ha eseguito l’esame sul cadavere. E proprio dall’autopsia arriva un segnale forte: non ci sono segni evidenti di ferite, fratture o cose del genere sul corpo della donna. E questo non può che essere un punto a favore del marito.
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Che nel frattempo viene indagato per omicidio, pur continuando a proclamarsi innocente. Cosa è successo? Ci sono due ricostruzioni possibili. La prima vuole che Elena Ceste sia finita in un turbinio di pensieri dopo la confessione al marito, e  che abbia visto la propria vita familiare in pericolo. Per questo si sarebbe portata in avanzato stato di shock sul canale e avrebbe deciso di farla finita: il corpo viene rapito dal fiume e ritrovato solo tempo dopo. La seconda ricostruzione mette in campo il marito: Michele che dopo l’adulterio decide di lavare l’onta con il sangue, torna a casa dopo aver accompagnato i bambini, uccide o tramortisce la moglie e la getta nel canale, dove la ritroveranno mesi dopo.

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Ma com’era la sua vita? Racconta Il Mattino:

Quattro figli in pochi anni, altre due gravidanze non andate a buon fine e un marito che insiste per allargare ancora la famiglia; ce n’è abbastanza per fare di Elena una sorta di reclusa, di condannata ai lavori domestici forzati. Eppure, molti la dipingono come una donna serena, i giornali e le trasmissioni televisive mostrano di lei foto sorridenti, come se ignorassero che poche cose sono più false del sorriso davanti all’obiettivo. Lei e Michele vengono definiti “molto religiosi”, di quella religiosità che non conosce il confine con il bigottismo, con l’integralismo, con l’oppiaceo stordimento che dà il piacere del martirio. Sul corpo di Elena Ceste non sono stati ritrovati segni di violenza, ma forse nella sua mente le violenze si sono accumulate per anni, perpetrate in quell’istituto di reclusione e pena che diventano talvolta famiglie quando aspirano alla perfezione. Non sappiamo se Elena sia stata uccisa dal senso di colpa per aver provato a evadere da un matrimonio-prigione o se sia stata ammazzata da quello che, assieme a lei, ne era diventato carceriere: l’indagine, se sarà una storia a lieto fine, ce lo dirà. Ma neppure la verità riuscirà a cancellare l’amarezza di constatare che i matrimoni-prigione hanno in realtà delle uscite di sicurezza previste dalla legge e dal buon senso: si chiamano separazione e divorzio; talvolta, la superbia di voler apparire perfetti agli occhi di Dio o degli uomini impedisce di vederle.

La verità è là fuori.

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