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Maria De Filippi si arrabbia con il pubblico di C’è Posta per te che ride di Flora

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Essere poveri oggi non significa per tutti la stessa cosa. A volte vuol dire rinunciare a molte cose, altre a non avere mai la certezza e la tranquillità. E’ comunque meno probabile che essere poveri significhi vivere in un container con sei figli e gli assistenti sociali alla porta.

Maria De Filippi si arrabbia con il pubblico di C’è Posta per te che ride di Flora

Flora invece è stata ed è povera così. Mamma a 17 anni, mamma sei volte a 29. E una volta fatti i sei figli il suo compagno prende e se ne torna da mammà. Senza mantenerli. Una bambina che scappa di casa a 15 anni a Pianura e che inizia a fare bambini, con un bagaglio di istruzioni per la vita che si ferma alla seconda elementare. Come poteva finire? Le tolgono i bambini, li mettono in un istituto. Eppure, lei in qualche modo se li riprende. Ma sempre quel libretto di istruzioni ha. Nessuno le ha spiegato come si fa. E di certo lei non ha avuto né tempo né modo di impararlo mentre sopravviveva e si arrabbattava. Così succede quello che è matematico possa accadere. Reagisce male all’adolescenza di un figlio, lo caccia di casa a 15 anni.

Lui ha solo la colpa di voler essere felice con la sua fidanzatina, e di cercare una scorciatoia come quella di un lavoro come parcheggiatore abusivo per potersi regalare un momento di spensieratezza con qualche euro in più. A 15 anni è perdonabile, altri 15enni non hanno questi dilemmi per concedersi una pizza con la ragazza. Ma quando vivere è come stare nella giungla, anche poco vuol dire tanto, anche togliere 10 euro alla famiglia può rappresentare un tradimento. Flora non ce la fa, un po’ per paura e un po’ per quel senso di possesso che è più tipico di un branco che di un rapporto tra madre e figli, e manda via il suo cucciolo Giovanni. Lui per fare pace le lascia una cassetta di patate fuori dalla porta. Non un fiore, non la cioccolata. Una cassetta di patate. Perché il bello non ha posto dove c’è la pancia vuota. Perché che te ne fai di un fiore quando hai la pancia vuota.

E lei che fa? Prende le patate ma non il figlio. E lui non la perdona. Triste, crudele, ma giudicare Flora e suo figlio senza averli aiutati è disonesto. Ridere della cassetta di patate senza aver mai vissuto così lo è ancora di più. E così Maria si arrabbia con il pubblico che sogghigna.

La storia non finisce bene. La fidanzata chiama la mamma mostro. Il figlio non la contesta. Nessuno apre la porta alla sofferenza dell’altro. Come in un branco dove l’esemplare più debole è lasciato al proprio destino.

Adesso Flora ha parlato e si è sentita dire che è un mostro. A me ha colpito come vostra madre vi abbia cresciuto, vi abbia fatto andare alle medie, è andata alla Caritas per voi, si è umiliata e mi dispiace vedere un figlio che dice che la madre è un mostro. Non ce la posso fare, mi fa pena. Dietro c’è un percorso? Il percorso di una donna che non ha avuto un cavolo, che vive in un container. Non mi aspetto che sia una madre educata, ma un po’ un animale che cerca in qualche modo di allevare i figli e ce la fa. Io, ai miei animali voglio bene e non me li tocca nessuno. Il fatto che tu consenta alla tua fidanzata di dire che tua madre è un mostro, mi fa impressione. Ora sono in cinque, in una casa di tre stanze. Io non ci dormirei di notte a saperla così, poi ognuno fa i conti con se stesso. In genere non mi lascio andare ma in questo caso faccio fatica a stare zitta”.