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Francesca Bronzi: i commenti infuriati della ggente sulla sopravvissuta di Rigopiano a Porta a Porta

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Ha suscitato molto scalpore l’intervista a Francesca Bronzi, una delle sopravvissute alla tragedia di Rigopiano andata in onda ieri sera durante la puntata di Porta a Porta. In molti hanno criticato la scelta di Bruno Vespa di intervistare la ragazza, evidentemente ancora sotto choc e distrutta dal dolore perché con lei sotto la valanga che ha sommerso l’albergo c’era anche il fidanzato, Stefano Feniello. Se erano prevedibili le critiche e gli insulti rivolti a Bruno Vespa meno scontate lo sono state quelle dirette proprio a Francesca, “colpevole” di non aver vissuto il suo dolore nel modo in cui tutti gli spettatori si aspettavano.
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LE CRITICHE ALLO SCIACALLAGGIO DI PORTA A PORTA – Le critiche a Porta a Porta sono abbastanza scontate e lasciano il tempo che trovano, del resto stiamo parlando del programma (e del conduttore) che ci ha regalato perle come il plastico della “villetta degli orrori” di Cogne, di quella di Garlasco, di quella dove è stata uccisa Meredith Kercher, della base italiana di Nassirya, dell’appartamento dove la transessuale Brenda incontrava l’allora Presidente della Regione Lazio, della Costa Concordia (e così via fino alla cartina con i modellini degli aerei degli attentati dell’11 settembre). Da parte sua Bruno Vespa ha intervistato oltre a buona parte dei parlamentari delle ultime cinque legislature anche numerosi assassini (prima che venissero condannati) e un numero ancora maggiore di superstiti di tragedie, testimoni e di parenti delle vittime. Si può tranquillamente dire, oltre ogni ragionevole dubbio, che Bruno Vespa viene pagato per fare un lavoro che consiste anche nel rimestare negli aspetti più torbidi, sconci o privati dei casi di cronaca. Possiamo discutere per ore se questo sia giornalismo o spettacolo (o pornografia), ma dopo 21 anni di trasmissione e con numerosi programmi televisivi che hanno tratto ispirazione da Porta a Porta il pubblico sa che se non vuole vedere certe cose, semplicemente non guarda il programma. Ma il bello di Bruno Vespa è che ogni volta è come la prima volta e che c’è sempre spazio, nell’accogliente salottino dalle poltrone bianche, di persone indignate per il suo modo di fare televisione. C’è però una cosa che non tutti sanno e che è importante per capire quello che è successo ieri sera: Porta a Porta è un programma registrato, generalmente viene registrato intorno alle quattro del pomeriggio quindi quando va in onda non è in diretta.
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Sembrerà una precisazione da poco ma il pubblico non si è reso conto che quando Francesca Bronzi ha accettato di farsi intervistare non c’era ancora alcuna notizia sulla sorte del fidanzato Stefano. Francesca era accanto a Stefano e di quelle oltre 50  ore sepolta viva sotto le macerie dell’albergo ricorda soprattutto “il buio, freddo, fuliggine e una trave grossa sospesa sul divano dove eravamo noi”. Francesca Bronzi non sapeva, quando è stata registrata la puntata, se Stefano era ancora vivo: le speranze erano sì poche ma la terribile notizia è stata data dalle autorità intorno alle ore 20 di ieri sera, e la prima agenzia di stampa che dava conto dell’identificazione del corpo del ragazzo (e di altre vittime) è stata battuta poco prima della mezzanotte.
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Di nuovo, potremmo discutere della scelta di Vespa di mandare lo stesso in onda lo spezzone con l’intervista (in realtà Vespa si è collegato più volte con la casa della ragazza quindi montare tutta la trasmissione di nuovo forse sarebbe stato complicato) ma quello che conta è che Francesca non è andata in televisione “sapendo che il fidanzato era morto”, ma ci è andata sperando che fosse ancora vivo. Una speranza piccola piccola, ma pure sempre una speranza. Possiamo criticare Bruno Vespa, è un professionista, ha fatto delle scelte che giornalisticamente parlando magari non sono condivisibili. Ma prendersela con una vittima e pretendere di spiegarle come vivere il proprio dolore è qualcosa di diverso.
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FRANCESCA LO HA FATTO PER SOLDI!11 – Gli esperti del dolore altrui, quelli che quando perdono una persona cara in un modo così terribile sanno sempre come reagire in modo composto però non lo sanno che Porta a Porta è registrato perché quella è un’informazione probabilmente non viene data ai vari corsi online di psicologia spicciola. Per loro Francesca è insensibile, lo fa per soldi. Non avrebbe dovuto parlare, piangere, farsi vedere in televisione.
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La ragazza è indifendibile, scrive qualcuno che magari vorrebbe che venisse ricacciata sotto le macerie per espiare la terribile colpa di essere andata a piangere in televisione.
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Eppure c’è chi ci spiega che “di solito quando perdi una persona cara” non hai voglia di parlare con nessuno. È vero che l’uomo è misura di tutte le cose, come diceva Protagora, ma questo significa che solo Francesca può giudicare, pesare e valutare il suo dolore. E per quanto tutti prima o poi abbiamo perso una persona cara sono in pochi quelli che per due giorni e mezzo hanno creduto di essere morti, senza speranza di salvezza e sono stati salvati. Stranamente gli empatici utenti di Facebook non riescono a farsi una ragione di questo.
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Esibizionismo, scrive qualcuno che ci spiega che il dolore “non è merce di scambio per andare in televisione” e che intanto utilizza il dolore altrui per dare lezioni di bon ton sui social network e spiegarci che chi accetta di parlare in televisione “svende i propri sentimenti”.  Un conto è dire che Vespa stava torturando la ragazza, approfittando del suo dolore, un altro è dire che Francesca Bronzi sperava di guadagnarci qualcosa che andasse al di là dell’umana pietà e della possibilità di sfogare un dolore incontenibile. Un conto è parlare dell’etica del giornalismo e del modo di fare giornalismo sul dolore altrui – e i parenti di Valeria Solesin ne sanno qualcosa visto il modo in cui venne estorta al fratello di Valeria una “lettera alla sorella” –  un’altra è mettere in dubbio il dolore di una persona solo perché ha accettato di andare da Vespa. Non c’è “complicità” da parte di Francesca con le strategie di Porta a Porta, non c’è condivisione della linea editoriale del programma.
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Possiamo tornare a discutere sul fatto che quello di Bruno Vespa sia sciacallaggio o meno (e rimane il suo modo di fare giornalismo da vent’anni a questa parte) ma dobbiamo anche chiederci se è poi così diverso da chi accusa Francesca Bronzi di averlo averlo fatto per soldi o sezionare il suo dolore e il suo dramma per pesare e valutare se abbia sufficientemente “portato il lutto”. Addirittura c’è il garantista che “prima di giudicare” vuole sapere se ha preso un gettone di presenza. Il punto è che non c’è nulla da giudicare perché al massimo siamo spettatori, non giudici. E quando lo spettacolo è il dolore di qualcuno “giudicare” sarebbe l’ultima cosa da fare.
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Qualcuno ci prova a spiegare che c’è modo e modo di reagire e che non tutti siamo fatti allo stesso modo, che bisogna tenere conto che il dolore si vive in molti modi. Ma sono voci isolate.
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Sarebbe davvero bellissimo che tutti quelli che credo di essere migliori di Francesca Bronzi potessero avere per un giorno la possibilità di decidere qualcosa sulle vite degli altri con tutti i riflettori addosso, sarebbe bello poterli vedere annaspare alla ricerca della scelta giusta da fare e scoprire che non sarebbero in grado di muoversi di un millimetro per paura di subire il loro stesso giudizio.