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I compagni di Domenico Maurantonio interrogati in segreto a Milano

DOMENICO MAURANTONIO

Bruno, il papà di Domenico Maurantonio, lo studente anni morto durante una gita scolastica lo scorso 10 maggio a Milano dopo essere precipitato per 20 metri dal quinto piano dell’hotel Da Vinci rilascia un’intervista al Corriere della Sera raccontando la frustrazione dell’ostinato silenzio che si è creato attorno alla morte del ragazzo:

«Avevo immaginato che i ragazzi fossero sotto choc, che il loro silenzio fosse il frutto del contraccolpo per quanto accaduto». Invece? «Sono passate due settimane da quella notte terribile. Pensavo che i ragazzi a questo punto parlassero, che raccontassero quello che è davvero successo». Gli investigatori sono convinti che i ragazzi non dicano la verità… «Noi non sappiamo niente delle indagini, leggiamo quello che pubblicano i giornali. Ci sono state molte notizie, ma si deve arrivare alla verità».

Due cose sembrano ormai quasi certe: Domenico non era solo, e la sua morte non è un suicidio o un incidente:

Ma cosa può essere accaduto quella notte? «Certamente non si è trattato di un suicidio né di un incidente.Cadere da quella finestra per “errore” è praticamente impossibile. Ci sono stato,ho visto l’hotel».Allora, cosa può esseresuccesso?«Ho la certezza come genitoreche mio figlio non si sarebbemesso in una situazione di pericoloda solo».Lei crede che qualcuno fossepresente?«Se devo basarmi sullo statodei fatti… e non sono il solo».(È la stessa tesi del legale della famiglia, l’avvocato Eraldo Stefani, e degli investigatori della procura. Sabato sono statisentiti alcuni studenti del Nievo, interrogati in gran segreto a Milano).

I COMPAGNI DI DOMENICO MAURANTONIO INTERROGATI AMILANO – Dunque sono stati sentiti nuovamente alcuni ragazzi che facevano parte del gruppo di studenti padovani in gita a Milano la sera in cui è morto, precipitando dal quinto piano dell’albergo che li ospitava, Domenico Maurantonio. Il pm, Claudio Gittardi, li ha fatti convocare e giungere da Padova nel più stretto riserbo, per non alimentare le polemiche che si sono susseguite in questi giorni. I compagni del 19enne sono stati ascoltati ieri pomeriggio negli uffici della Squadra mobile di Milano. Da quanto emerso finora, però, gli investigatori aspetterebbero a pronunciarsi anche dopo i primi esiti tossicologici: vero, infatti – fanno notare in ambienti vicini alle indagini – che le tracce di alcol erano moderate e che non è stato trovato lassativo, ma bisogna attendere ancora per capire quanto di quell’alcol sia stato assorbito o espulso e risalire all’esatta quantità ingerita. Questo mentre l’assenza di lassativi non esclude la presenza di qualche altra sostanza. Su un unico punto certo pare che gli investigatori propendano, cioè che quanto successo non abbia una matrice dolosa. Anche se ufficialmente non si esclude ancora nulla, la bravata finita male rimane la pista più verosimile.