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I testimoni che inchiodano Martina Levato e Alexander Boettcher

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Ieri si è svolta l’udienza del processo a Martina Levato e Alexander Boettcher per l’aggressione con l’acido a Pietro Barbini. Repubblica racconta che ci sono nuovi testimoni che inchiodano i due arrestati:

Nella deposizione, resa all’ospedale Niguarda dove è ricoverato per ustioni al volto, Barbini ricostruisce l’aggressione. Racconta di avere ricevuto la telefonata di un complice (ignoto) di Boettcher e Levato che lo invitava a presentarsi in via Carcano per la consegna di un pacco. Descrive il momento in cui ha «sentito bruciare il viso» dopo che la ragazza gli ha lanciato l’acido e ricostruisce come ha «bloccato la mano armata» di martello di Boettcher «con una mossa di judo chiamata ogoshi». Dalla deposizione emerge che oltre a Barbini e a suo padre, a fermare Boettcher sarebbe stato un passante— mai identificato — che «diceva di essere uscito da poco dal carcere e di non avere niente da perdere».

Una versione confermata da due nuovi testimoni, marito e moglie:

Nella testimonianza di Barbini si apprende di come l’aggredito avesse avuto un incontro con la Levato nel 2013 e di come in quell’occasione lei gli avesse parlato di Boettcher, che chiamava “amministratore delegato”, precisando che «non aveva problemi a tradirlo». Circostanze che — assieme all’acido sugli abiti degli imputati — confermerebbero le ipotesi del pm Marcello Musso, che parla di«prove granitiche». Il difensore di Boettcher, Ermanno Gorpia, ha depositato il filmato di una telecamera di sicurezza in cui si vede un uomo scappare dopo l’aggressione con alcuni oggetti in mano. Per Gorpia, ma la procura su questo è scettica, si tratterebbe del «vero complice della Levato».