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Il significato "satanico" dei tatuaggi di Alexander Boettcher

ALEXANDER BOETTCHER pietro barbini martina levato

Il Corriere spiega il significato dei tatuaggi di Alexander Boettcher:

A febbraio scorso, la polizia interroga una sua amica. Che spiega il significato di quei segni: «L’ho accompagnato a farsi alcuni tatuaggi sulla pancia per completare il disegno sul petto; raffigurava le ali e la corazza di “Devilman”, un cartone animato degli Anni 80 che parla di un demone venuto dagli inferi». L’uomo che si credeva diavolo (sposato, 30 anni, viveva del patrimonio immobiliare di famiglia); la studentessa della Bocconi Martina Levato, 23 anni, che ha sentito la sua vita realizzata come amante dell’uomo-diavolo; Andrea Magnani, 32 anni, il loro «attendente» (per essere accolto nel giro del suo amico superuomo)

ALEXANDER BOETTCHER, MARTINA LEVATO E IL RITO DI PURIFICAZIONE – Alexander Boettcher “forte di una personalità prevaricante, è colui che inocula in Martina l’idea del pentimento e della purificazione, colui che annuncia che Martina, per mantenere il privilegio della relazione con lui, dovrà fare qualcosa di grave, dovrà andare addirittura in carcere”, mentre la studentessa Levato è “vestale del fatuo culto di Boettcher, s’ingegna in ogni modo per rintracciare i suoi obiettivi, recuperandoli dal suo turbolento passato sessuale”. E così che il gip di Milano Giuseppe Gennari nell’ordinanza di custodia cautelare con al centro l’accusa di associazione per delinquere descrive i ruoli della cosiddetta ‘coppia diabolica’. Peraltro, spiega il gip, “se in termini di responsabilità morale Boettcher giganteggia, sotto il profilo materiale inverte la posizione con Martina. Qui Boettcher entra in scena come personaggio di supporto, a sostenere e correre in aiuto della donna impegnata nell’impresa. Boettcher – prosegue il gip – sulle scene dei vari delitti, è sempre un passo indietro a Martina ed entra in scena solo quando Martina è in pericolo o l’azione non si è completata”. Quando si tratta di agire, invece, “l’ubbidiente Martina si trasforma in un freddo esecutore di folli crimini. E’ lei che, sempre con la borsa Eastpak a tracolla, si aggira per le strade armata di litri di acido che getta in viso ai malcapitati di turno. D’altronde – analizza il gip – è lei la peccatrice e quindi è lei che deve espiare. Cioè, è nella logica necessaria del delitto, che sia Martina a cancellare i suoi errore cancellando il viso dei suoi amanti fugaci”. Il presunto complice, il bancario Magnani, invece, “è una personalità secondaria, dipendente si vorrebbe dire, ed il suo ruolo è parimenti accessorio”. Presta “il suo anonimo veicolo, accompagna i nostri nella varie imprese appoggiando e garantendo la fuga, esegue le telefonate con le quali attirare in trappola gli obiettivi, offre supporto e base presso la sua abitazione. Quello che i due chiedono – scrive il gip – Magnani sostanzialmente fa, ponendosi a totale disposizione dei suoi amici”.