Cronaca

“In un’ora diventano zombi”: il racconto choc dell’infermiera in Brianza

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Un’infermieriadi terapia intensiva di un ospedale in Brianza racconta su Libero cosa significa curare un malato di coronavirus. I pazienti con difficoltà respiratorie sembrano reggere ma all’improvviso le loro condizioni precipitano

“In un’ora diventano zombi”: il racconto choc dell’infermiera in Brianza

Ecco le sue parole:

«La cosa che mi impressiona di più è la“trasformazione repentina”».

In che senso?

«Nel senso che i pazienti arrivano con difficoltà respiratorie e sembrano “normali” ma un’ora dopo “precipitano”,li i ntubiamo e in un attimo somigliano a zombi».

Cioè, così, da un momento all’altro?

«L’altro giorno è arrivatounsignore di 81 anni, gli abbiamo messo una “maschera” e ossigenava bene,nelgirodi 45 minuti è precipitata la situazione, l’acqua ha invaso gli alveoli e lo abbiamo intubato d’emergenza, è ancora vivo ma…».

Èspaventoso… «No, la cosa più spaventosa è un’altra, almeno per me.Per farli respirare li “proniamo”,li mettiamo a pancia in giù per tante ore, serve per“reclutare” il polmone, quando li giriamo hanno i volti trasfigurati per la pressione, non sono più loro».

L’infermiera con le piaghe per la mascherina sul viso per curare il coronavirus

Alessia Bonari è un’infermiera. Una delle tante meravigliose infermiere che in questo momento difficile è in prima linea nei reparti di terapia intensiva in cui vengono curati i malati di coronavirus. E ci racconta cosa significa. Non sprechiamo il suo lavoro
Ecco le parole di Alessia Bonari su Instagram:

Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato.

Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro.

Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

 

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Sono i un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

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