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La lettera di Greta, bulla pentita delle botte alla ragazzina disabile a Vercelli

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Greta, la ragazzina 17enne che all’istituto alberghiero di Vercelli aveva picchiato un’altra ragazzina disabile, scrive una lettera aperta al Corriere della Sera:

Sono Greta, ho 15 anni. Sì, sono la ragazza che tutti voi state dipingendo come un mostro. Le persone che mi conoscono, sanno che non sono una ragazza violenta, anzi, io sono dell’idea che le parole dette in una certa maniera, possano far più male di uno schiaffo. Purtroppo, e risottolineo purtroppo, sto attraversando un brutto periodo, e a volte presi dalla rabbia e dal nervoso, si fanno cose che non si vorrebbero fare. A volte si agisce d’impulso,senza pensare a quello che si sta facendo. Io ho sbagliato, sicuramente. Non dovevo fare quello che ho fatto, ma come ho già detto prima, a volte si agisce d’impulso.
Io credo che ogni essere umano possa sbagliare, altrimenti non verrebbe definito«umano». Ma credo anche che chiunque si meriti una seconda possibilità. È giusto pagare per i propri errori; anche se sono davvero dispiaciuta per quello che è successo. Anzi, dispiaciuta non è la parola adatta, la parola esatta è pentita. Sono molto pentita perciò che ho fatto, tornassi indietro non lo rifarei mai.
State parlando di «bullismo». Io non sono una bulla! Mi state facendo passare per quella che non sono! Mi sento uno schifo, anche se so che per la maggior parte di voi è giusto così.Quello che sto passando io è sovrumano. È più di quanto ognuno di voi si possa immaginare. Mi state giudicando tutti, ma mi state giudicando per quello che non sono. Non sono né una bulla, né una ragazza a cui piace fare del male alle altre persone. Ho sbagliato, lo so, e chiedo scusa a S. Non chiedo la vostra comprensione, ma ci tenevo a farvi sapere che nonostante io abbia sbagliato, mi state facendo passare e sentire come una ragazza che ha ucciso. Ognuno merita una seconda opportunità, a maggior ragione se si è capito l’errore commesso!

LA STORIA DELLE BOTTE ALLA RAGAZZA DISABILE – Sputi e botte in classe, sotto gli occhi dell’insegnante che non interviene, ad una ragazza disabile di origini marocchine. E poi quell’aggressione choc, filmata con il telefonino, che fa il giro dei social network e via WhatsApp dei cellulari. Sulla ‘doppia violenza’ – a scuola e sul web – a Varallo, in provincia di Vercelli, la firma di tre ragazze sedicenni che i carabinieri hanno segnalato alla procura della Repubblica presso il tribunale dei Minori di Torino e alla procura di Vercelli. “I fatti, se confermati, sono gravissimi” ha commentato in serata il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, “abbiamo chiesto una relazione alla scuola”, ha aggiunto, precisando: “Seguirò da vicino l’evoluzione del caso”. Il video, una quindicina di secondi, immortala due ragazze in piedi vicino alla lavagna che, a turno, prendono a calci e a schiaffi la giovane disabile, che tenta di ripararsi dai colpi con le mani e con una borsa. Nell’inquadratura ripresa da un’altra studentessa, a circa un metro di distanza, compare ad un certo punto una donna, l’insegnante: si avvicina alla vittima e allontana le responsabili dell’ aggressione, che ridono. Poi scompare di nuovo, lasciando campo libero a un’ altra ragazza, che sputa in faccia alla malcapitata in lacrime. “Guardi mi sputano”, dice la disabile rivolgendosi probabilmente all’insegnante. Il video si interrompe così, sulla richiesta di aiuto della studentessa. La scuola ha avviato un’indagine interna per fare chiarezza su quanto accaduto. Oltre alla dinamica, c’è anche da capire se l’aggressione è sia avvenuta durante la lezione come sembra durante una pausa, dal momento che i protagonisti indossano i giubbotti e hanno la borsa dei libri sulla schiena. “Quanto successo, come altri casi avvenuti in passato, è un episodio gravissimo che non dovrebbe mai avvenire”: sottolinea Antonio Catania, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte e direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Vercelli. “Ho appena chiesto una relazione dettagliata al dirigente della scuola – continua – per valutare l’eventuale responsabilità, sia dei ragazzi che dell’insegnante presenti in classe”. L’episodio ha suscitato indignazione in città. “Sono casi incresciosi che devono essere condannati – commenta il sindaco di Varallo, Eraldo Botta -. Appena avrò la possibilità, voglio esprimere la mia vicinanza e solidarietà alla famiglia della ragazzina: i genitori della vittima hanno tutto il sostegno della città. Aggressioni di questo tipo devono servire da monito affinché non succedano più. La scuola dia un segnale forte e prenda immediati provvedimenti”