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Laura Carla Lodola: la follia della morte della donna che pesava 15 chili

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E’ la storia di una doppia follia, quella di Laura Carla Lodola e Antonio Calandrini. Lui, sul quale adesso indaga la polizia, e lei vivevano segregati in casa da anni. Due vite annegate nel nulla e senza un motivo chiaro, nascoste per tutta la vita in un appartamento alla periferia di Pavia. Quando gli infermieri hanno visto per la prima volta Laura Carla Lodola hanno trovato un corpo quasi senza più funzioni vitali, con i capelli che arrivavano fino ai piedi e le unghie ormai più lunghe delle dita. Racconta il Corriere:

Hanno cercato di curare le piaghe,ormai infette, di afferrare quel briciolo di vita che ancora resisteva. Ma, alla fine, Laura si è spenta. Alla polizia è bastato poco per fermare Antonio Calandrini e il procuratore capo Gustavo Cioppa ieri, insieme alla pm Ethel Ancona, ha chiesto al gip la convalida del fermo formalizzando così le accuse: sequestro di persona, abbandono di incapace, lesioni gravissime, maltrattamenti da cui è derivata la morte. «Lei non ha mai voluto farsi curare — ha raccontato l’uomo ai magistrati — ma io le sono stato sempre accanto, cercavo di farla mangiare. Per accudirla ho anche preso un’aspettativa».Distante dalla realtà dei fatti, prigioniero di un rapporto morboso con la compagna, Calandrini aveva costruito in vent’anni un tran tran allucinante.

Nessuna amicizia, nessuna frequentazione,rapporti con i parenti interrotti da tempo:

Lui,portiere notturno del Collegio Nuovo (dove tutti lo ricordano come una persona gentile,educata, «con un problema in famiglia»), finito il turno si chiudeva in casa con lei. Tapparelle abbassate, niente tv, niente cellulare. Cercava — dice— di farle bere un cucchiaio di minestra, un sorso di the, poi si stendeva su quel letto sudicio e maleodorante in cui l’esile corpo di lei giaceva in posizione fetale e dormiva. I vicini non li vedevano mai, non si erano mai accorti di nulla. Della vita di Laura non c’è traccia. A 22 anni comincia a frequentare Antonio, nove anni dopo iniziano a convivere in quella casa che diventerà la sua prigione. Aveva una sorella,con cui i rapporti erano interrotti da 15 anni, mentre il fratello è stato l’ultimo a vederla, tre anni fa: lei stava già male, faticava a reggersi in piedi, unasindrome depressiva degenerata,sembra. Il fratello aveva pensato di rivolgersi ai servizi sociali per farli aiutare ma l’uomo si era opposto sostenendo che era in grado di farcela da solo. E così le due vite sono state definitivamente inghiottite nel nulla.