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Lemon party: le feste-scandalo dove si limona per bere gratis

LEMON PARTY

Lemon party: un fenomeno che arriva dai college Usa e che sta arrivando anche in Italia. Il 18 ottobre alla discoteca Nirvana in provincia di Pavia si terrà il primo Lemon party ufficiale italiano. Non è una sagra del limone, come i più intelligenti avranno intuito. Si tratta invece di una festa particolarmente allegra, in cui vengono diabolicamente shackerati due ingredienti esplosivi: alcol e sesso.
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LEMON PARTY: COSA SONO? – Il meccanismo è davvero semplice: chi il 18 ottobre arriverà al Nirvana vestito con abiti fluorescenti, entrerà gratis. Il resto è ancora più facile, da fare e da spiegare. Tutti i maschietti riceveranno all’ingresso un adesivo a forma di limone. Per le donne invece si tratta di darsi da fare, nel senso più becero del termine. Dovranno infatti convincere gli uomini a farsi baciare, e in cambio del gesto saranno pagate con l’adesivo a forma di limone. Ogni tre adesivi conquistati, si ha diritto a un drink gratis al bancone. Ma non è finita qui: infatti le più intraprendenti, quelle che riusciranno a collezionare 15 adesivi, baciando sulla bocca altrettante persone, avranno un’intera brocca di cocktail alcolico gratis.
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LEMON PARTY: IL NIRVANA E LE POLEMICHE – Ma, come era prevedibile, il fatto che il corpo delle donne fosse oggetto di mercimonio (svergognata, copriti!), ha rimestato le viscere di molti. Le collezionatrici di baci, limoni e drink infatti secondo Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli, intervistato dal Giorno se la rischiano. Se non mangiano poi, se la rischiano di più:

«Temo di sì. Anche perché è un invito pericoloso a quella che gli esperti definiscono “drunkoressia”. Un mix micidiale di alcol e digiuno, dipendenza dagli alcolici e rischio di anoressia. Un pericolo che riguarda sempre più adolescenti, soprattutto ragazze».

Come facciano a sapere che le ragazze non si mangeranno un bel panino durante la serata Lemon Party per noi rimane ancora un mistero.
Per non parlare dello psicologo Stefano Rossi che pubblica uno status di fuoco sul Lemon Party e sulle sue pericolosissime conseguenze, tanto da essere ripreso dalla pagina “Mamme connesse”:

“Sabato prossimo in una discoteca di Pavia si terrà una festa particolare rivolta soprattutto ai ragazzi delle scuole superiori. Si chiama Lemon Party. A tutti i ragazzi verrà dato all’ingresso un adesivo a forma di limone da consegnare a tutte le ragazze con cui limoneranno. Bene. A tutte le ragazze che si presenteranno al bar con 3 limoni verrà regalato un drink, a chi con 15 un litro di cocktail a scelta. Credo che chi ha concepito e organizzato una cosa del genere sia un idiota o un lucratore della peggior specie – o entrambe le cose – ma non è questo il punto. Non sono proibizionista e mi piacerebbe molto che questa “festa” si svolgesse…in un locale vuoto! Sogno una moltitudine di padri, madri, insegnanti, allenatori di calcio, maestre di danza, parroci ed educatori che senza demonizzare provino a spiegare ai loro ragazzi perché si può e si deve dire NO ad una cosa del genere, perché è sbagliata, perché lo sfigato è chi si presta e non la boicotta. Utopia? Non credo proprio. Mi piace soprattutto pensare ad un esercito di ragazze consapevoli di avere un valore personale ben superiore a quello di una sbronza. Lasciateli soli nel loro locale, con il cassetto dell’incasso vuoto e i loro stupidi adesivi appiccicati addosso come arlecchini tristi (e sfigati). Giovani donne, battete un colpo”

 
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Tutto questa pubbl…ehm dibattito, su una festa di cui altrimenti nessuno conoscerebbe l’esistenza al di fuori della provincia di Pavia ha scatenato la risposta (ufficiale, e con il caps) del proprietario del Nirvana:

COMUNICATO UFFICIALE:
Dopo tutte le inutili polemiche su una festa esistente in Italia e Europa da 15 anni, la bigotta pavia vuole riconfermarsi tale. La festa in oggetto, e’ un semplice modo per socializzare scambiandosi adesivi con rappresentato un limone, invitando i giovani a conoscersi di persona invece di nascondersi dietro a uno schermo ripercorrendo quello che abbiamo fatto noi dai tempi dei nostri nonni nelle balere a oggi negli attuali locali. Le consumazioni ottenute possono esser liberamente alcoliche o analcoliche e, soprattutto sono veicolate in base all’età riconosciuta all’ingresso mediante carta d’identità. Conoscersi scambiandosi un adesivo per bere una Coca-Cola non crediamo sia un reato…
Crediamo di non aver mai ammalato ne danneggiato nessuno, ma solo cercato di fornire ai giovani party organizzati dai loro colleghi europei trattenendoli a Pavia evitando migrazioni verso piazze come Milano dove, forse, le problematiche sarebbero maggiori. In un momento dove le criticità giovanili riguardano ben altre situazioni, ci sembra del tutto strumentale attaccare un’innocua festa in discoteca. Siamo comunque a disposizione di chiunque voglia chiarimenti mediante un contatto “diretto”.
La direzione.

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LEMON PARTY: TUTTO FUMO? – E alla provincia Pavese uno dei gestori del locale, Stefano Acerbi spiega ulteriormente:
«Come ogni sabato all’ingresso controlliamo la carta d’identità. Ai minorenni viene consegnato un braccialetto diverso da quello dei maggiorenni. E ai minorenni che consegneranno gli adesivi-limone non saranno serviti alcolici. Non è facile la gestione degli alcolci, ma noi da un anno abbiamo adottato il metodo del braccialetto – spiega Acerbi – io sono disponibile ad aprire un dibattito con lo psicologo, con il sindaco e con chi vorrà aprire un tavolo su questo tema».
Infine un piccolo pensiero da parrucchiera. Ma una ragazza nel 2014 se vuole davvero bere alcol ha veramente bisogno di fare tutto ‘sto casino? Probabilmente no.