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L'onorevole in cella con Veronica Panarello

davide stival loris veronica panarello

Il deputato regionale Giovanni Panepinto del PD ha incontrato Veronica Panarello, la giovane donna accusata di aver ucciso il figlio Loris Stival. Su Repubblica di oggi si racconta dell’incontro e di quanto Veronica ha detto al deputato, ribadendo ancora una volta la sua innocenza:

«Sono innocente, lo dimostrerò. Uscirò di qui e presto tornerò dalla mia famiglia», dice con voce ferma, senza mai abbassare lo sguardo e respingendo la timida offerta del parlamentare di tornare a trovarla per portarle quello che potrebbe servirle in carcere. Lei che è stata abbandonata da quasi tutta la sua famiglia e soprattutto dal marito Davide che non è mai andato a trovarla né (per il momento) ha intenzione di farlo, dilaniato dal dolore e da mille dubbi, ma convinto anche che le bugie di sua moglie siano la prova del suo coinvolgimento nell’atroce morte di Loris. Solo Francesco Panarello, il “padre” che non è suo padre, è andato di nuovo a trovarla portandole due pacchi di indumenti nuovi, alcuni dei quali inviati dai “fan” che si ritrovano sulle pagine Facebook aperte per solidarizzare con lei e sulle quali si confrontano, dividendosi, anche i familiari. È avvolta in una tuta blu Veronica, il viso smunto e i capelli tirati in una coda.

VERONICA PANARELLO LORIS STIVAL
Le fascette, usate anche sul balcone di casa Stival

Avvisata dell’arrivo di una visita si alza dalla brandina sommersa di coperte e si fa trovare dietro la porta della cella, l’unica abitata di tutto il piano:

Le altre 24 detenute del settore “media sicurezza” sono tenute lontane da lei, per prudenza. «Veronica, vorrei farle le condoglianze per la perdita di suo figlio». È l’unico momento in cui lo sguardo di Veronica, le mani strette in quelle del deputato Pd, sembra velarsi di commozione. Risponde a monosillabi alle timide domande del consigliere regionale. «Come sta?» «Sto bene». «Mangia? È assistita bene?». «Sì, viene il medico tutti i giorni». «Ma quanti anni ha, 25? Sembra così piccola…» «Ne ho 26». «Desidera qualcosa? Se ha bisogno posso tornare a trovarla ». «Non mi serve nulla, dimostrerò la mia innocenza e uscirò presto di qui. Devo tornare a casa da mio marito e mio figlio». «Deve avere pazienza…», chiosa il deputato quasi intimidito dal confronto con questa ragazza così esile e mingherlina ma la cui resistenza non sembra minata da tre settimane di detenzione.

LORYS STIVAL VERONICA PANARELLO FASCETTE 6
Poche battute, secche, senza un’incrinatura nella voce, nessun appello:

Anche il commiato da Giovanni Panepinto è significativo. Lei gli tende la mano. Lui commosso le dice: «La posso abbracciare? », lei si lascia stringere tenendo le braccia inerti lungo il corpo. Poi la porta della sua cella si richiude e Veronica rimane di nuovo sola in quello che da quindici giorni è il suo mondo: un piano intero del carcere di Petrusa solo per lei, guardata a vista 24 ore su 24 da due giovani guardie carcerarie, con il tempo scandito dal colloquio quotidiano con lo psichiatra, dalla visita del medico che la costringe a pesarsi ogni giorno per controllare che il suo rifiuto (ormai non più totale) del cibo non vada oltre il livello di guardia.