Cronaca

Lorenzo Gagliardi: il soccorritore di Rigopiano a Sanremo

lorenzo gagliardi maria de filippi rigopiano sanremo 2017

Lorenzo Gagliardi, il primo soccorritore di Rigopiano racconta a Sanremo la sua esperienza. Ricorda quando ha promesso a Giampiero Parete di riportare a casa la moglie e i due bambini rimasti sotto la valanga:

Lorenzo Gagliardi: il soccorritore di Rigopiano a Sanremo


LORENZO GAGLIARDI: IL RACCONTO DEL SOCCORITORE DI RIGOPIANO – Repubblica intervista il maresciallo Lorenzo Gagliardi, il primo soccorritore ad arrivare all’hotel Rigopiano sepolto dalla slavina

Il maresciallo Lorenzo Gagliardi è stato il primo a raggiungere l’hotel Rigopiano. È arrivato alle 4 di notte, con il suo gruppo di finanzieri alpinisti di Roccaraso. «Otto chilometri con gli sci». Si è trovato nel mezzo del niente. L’oscurità. Il fischio del vento. Una torcia sulla fronte che proiettava coni di luce sull’abisso. Ha fatto l’unica cosa che un uomo può fare, quando il destino gira così male. Scavare.
«Scavavo con la pala, con le mani, con un ramo… la sonda ci aveva fatto capire che lì, sotto tre metri di neve, c’era qualcuno. E io nella mia testa ci parlavo, con quella persona. Arrivo, arrivo, resisti…ti riporto io a casa. Sei troppo forte, non puoi morire così, dai che arriviamo. E invece…». La frase interrotta del maresciallo Gagliardi la conclude la cronaca: quell’uomo con la giacca a vento è morto assiderato.

Il maresciallo Lorenzo Gagliardi spiega come sono arrivati fino all’hotel Rigopiano:
Quando siete partiti?
«Ci hanno allertato alle 19.30. Inizialmente dovevamo andare a Campotosto, dove c’era una slavina con una persona sotto, ma poi lì sono stati impiegati quelli dell’Aquila. Lungo la strada abbiamotrovato tutti i mezzi deisoccorritori bloccati dalla neve, dagli alberi caduti, dai detriti.Tra l’ultimo pezzo di strada libero e l’albergo Rigopiano c’erano 8 chilometri».
Come siete riusciti ad arrivare fin là?
«Con gli sci con la pelle di foca e il caschetto con la torcia, camminando lungo quella che era la strada e che ovviamente non si vedeva più. Siamo partiti a mezzanotte, nel pieno di una bufera terribile. Eravamo in dodici, tutti finanzieri».
E cosa è successo poi?
«Abbiamo rischiato, perchés ul percorso c’erano altre due slavine. Avanzavamo in colonna, a distanza di 20 metri l’uno dall’altro: in questo modo se fosse arrivata un’altra valanga non ci avrebbe travolto tutti. Facevamo i turni per stare a capo della fila: il primo infatti “batte la traccia”sulla neve fresca, fatica molto di più degli altri».
Cosa vi siete portati dietro?
«Attrezzatura da sci alpino: pala,sonda e l’Arva, l’apparecchio per la localizzazione».

E cosa passa per la testa in momenti del genere?

«Pensi solo che alla fine il tuo lavoro è proprio questo: essere lì a 4 gradi sotto zero nel mezzo della tempesta, perché ci sono persone in difficoltà che solo tu puoi aiutare. Con gli altri del gruppo ci facevamo coraggio, ci urlavamo: “Quanto manca?”, sperando che il capofila rispondesse “ci siamo!”».
Quando avete raggiunto l’hotel?
«Alle 4… Non c’era quasi più niente dell’albergo, solo una collina bianca […]