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Lorys Stival e le fascette: cosa è successo davvero?

VERONICA PANARELLO LORiS STIVAL lorys stival

C’è un mistero nel mistero di Lorys Stival e dell’accusa di omicidio nei confronti della madre Veronica Panarello. Il mistero riguarda le famose fascette utilizzate per il delitto secondo la Procura, e che hanno avuto un ruolo finora nella storia dell’indagine di Santa Croce Camerina. Delle fascette si comincia a parlare quando i giornali cominciano a scrivere di una compatibilità tra i segni sul corpo di Lorys e quegli oggetti, che secondo un quotidiano sono stati consegnati dalla Panarello alle maestre di Lorys in occasione di una visita di condoglianze. Secondo le testimonianze la Panarello ha fatto portare le fascette alle maestre dicendo loro che Lorys le aveva detto che gli servivano a scuola, ma le maestre, smentendo di averle utilizzate in classe anche perché pericolose, le avevano consegnate alla polizia. Ma la storia, come spesso accade, ha più versioni passando da testimone a testimone. E c’è di peggio. Tra i testimoni c’è chi ha smentito punto per punto quanto scritto nell’ordinanza del GIP che ha convalidato il fermo di Veronica. Ma andiamo con ordine.
LORYS STIVAL, VERONICA PANARELLO E IL MISTERO DELLE FASCETTE – Nell’ordinanza del GIP si scrive a pagina 10 che la causa della morte per asfissia del bambino nelle risultanze dell’autopsia sembra essere uno strangolamento, e si rilevano anche segni di ecchimosi sui polsi e sul collo. Segni compatibili, si scrive chiaro e tondo, con le fascette stringicavo spontaneamente consegnate dalla Panarello alle maestre. Seguono poi alcuni estratti del racconto dei presenti, e già qui c’è qualcosa che non torna.
 

Le dichiarazioni di Nativo Mariangela sulle fascette
Le dichiarazioni di Nativo Mariangela sulle fascette

Nelle dichiarazioni di Nativo Mariangela infatti si dice che la donna avrebbe consegnato le fascette e basta, non reagendo in nulla a quanto replicatole dalle maestre a proposito dell’impossibilità di utilizzare le fascette a scuola a causa della loro pericolosità. Ora però c’è qualcosa di molto diverso nel racconto della seconda testimonianza, quella di Teresa Iacono. Qui si scrive che “la madre ha consegnato (le fascette) alla mia collega con la preghiera di comunicare il dato alle forze dell’ordine”. Un elemento che nella prima testimonianza non è presente.
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Ancora più curioso è però che ai fatti abbia assistito anche Antonella Panarello, sorella maggiore di Veronica, e lei non dice in alcun modo che la madre ha consegnato alle maestre le fascette con l’obiettivo di farle avere alla polizia. E anche qui il racconto non sembra combaciare perfettamente con quello della prima maestra, per quanto riguarda il particolare dello zaino.
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L’AFFARE SI INGROSSA – Teresa Nativo, la maestra di scienze di Lorys, parla però con Chi l’ha visto ieri sera e racconta che è il marito a telefonare al capo della squadra mobile, con cui parla telefonicamente e poi le maestre vanno a portarle in questura. Racconto curioso, perché di solito chi telefona poi è invitato a presentarsi in prima persona; senza contare che la mamma di Lorys avrebbe potuto raccontare la circostanza della richiesta di Lorys come testimone principale, mentre le maestre riportano semplicemente un aneddoto raccontato da altri.

E questa è la quarta versione diversa sul particolare delle fascette che esce dalle testimonianze. Gli inquirenti pensano che la madre di Lorys abbia fatto consegnare le fascette per indirizzare le indagini lontano da lei; in effetti, che il bambino avesse nello zaino le fascette potrebbe spiegare perché queste, che si trovano anche a casa di Lorys, sono state utilizzate come arma del delitto. E ci si immagina che una persona colpevole abbia tutta l’intenzione di allontanare i sospetti dal possibile luogo del delitto. La logica degli inquirenti è questa. Ma la storia non è chiara.