Cronaca

Il piano di Fausto Filippone per uccidere la moglie Marina Angrilli e la figlia Ludovica

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Fausto Filippone ha ucciso la moglie Marina Angrilli, come ha determinato il risultato dell’autopsia (leggi qui). Ma non si è trattato di un delitto d’impeto. Non c’è stata una lite violenta alla fine della quale l’uomo ha reagito in maniera violenta. Filippone aveva pianificato tutto. E così come si pensa che abbia portato la piccola Ludovica sul viadotto con un pretesto (leggi qui), sembra che anche Marina Angrilli sia stata condotta sul luogo della sua morte con una scusa.

Come Fausto Filippone ha premeditato di uccidere la moglie Marina Angrilli e la figlia Ludovica

Spiega il Messaggero:

Una scaletta trovata sul lato sinistro del balcone, “compatibile con la traiettoria della caduta della donna”, è per la squadra mobile la prova della trappola studiata a tavolino: l’ha fatta salire, forse con il pretesto di un selfie, e l’ha spinta giù. La donna, soccorsa agonizzante, è morta due ore dopo più tardi in ospedale. Omicidio studiato e quindi premeditato. “Non un suicidio, né un malore” ha stabilito Cristian D’Ovidio. il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo della donna, intepretando la dinamica della caduta. Altro dettaglio: nessun segno di colluttazione, non s’è trattato dunque di un delitto d’impeto al culmine di una lite.

Lo strano comportamento di Fausto Filippone dopo la caduta di Marina Angrilli

E un testimone, accorso per cercare di soccorrere Marina, riferisce il comportamento anomalo di Filippone:

“Quando è arrivata l’ambulanza Filippone era lì intorno, si muoveva nervosamente nel cortile. Dopo qualche secondo è arrivata una seconda ambulanza e dietro una volante della Polizia. I poliziotti sono scesi. Non ho badato a cosa facessero né a cosa facesse il marito che era lì presente perché a un certo punto un operatore del 118 gli ha chiesto se avesse un documento della signora. Lui ha detto: ‘Vado a cercarlo’. Poi è tornato subito dopo dicendo di non averlo. Poi sono andati via tutti insieme: le ambulanze, la volante e il marito della signora”. È il racconto – al Tgr Abruzzo – del medico Giuliano Salvio che a mezzogiorno del 20 maggio, uscendo di casa, a Chieti Scalo, per prendere l’auto, ha trovato Marina Angrilli in terra nel cortile. “Non c’era nessuno. Uno o due minuti dopo ero piegato sulla signora e ho visto qualcuno che camminava nervosamente intorno a me. Allora ho chiesto: ‘Cosa è successo?’. ‘È caduta dal secondo piano’ mi ha risposto. Ho chiesto: ‘Lei conosce la signora?’ ‘Si, è mia moglie'”

Io ero chino su corpo della signora – prosegue il medico Giuliano Salvio nell’intervista al Tgr Abruzzo – ho visto qualcuno che camminava nervosamente lì intorno a me non era chiaro cosa diceva, sembrava che si disperasse. Poi lui si è chinato e io ho capito che c’entrava qualcosa perché diceva ‘che disgrazia, che sventura’. Qualcosa di simile”. “Quando è arrivata l’ambulanza Filippone era lì intorno, lì vicino, però si muoveva nervosamente nel cortile. In realtà è passato diverso tempo. Io ho dovuto accertarmi che arrivasse il 118, ho fatto una telefonata di conferma, assistevo la donna che nel frattempo cominciava a sanguinare in maniera vistosa però il marito ha fatto una cosa molto strana: mi si è avvicinato e mi ha detto prendi questo numero. Dal suo telefonino mi ha dettato un numero e ha detto: ‘io devo andare a prendere mia figlia’. La cosa mi è sembrata immediatamente molto strana e, d’istinto, gli ho detto, forse con un tono molto deciso, tu resti qui e vai via solo quando è arrivato il 118. Lui è rimasto lì in piedi, andava e veniva, qualche volta si affacciava per vedere le condizioni della moglie. È rimasto lì finché sono arrivati i soccorsi. Dopo qualche secondo è arrivata una seconda ambulanza e dietro una Volante della Polizia. I poliziotti sono scesi però io non ho badato a cosa facessero loro, né a cosa faceva il marito che era lì presente. Osservavo ed ero vicino alla signora mentre veniva soccorsa. La signora era molto agitata dava problemi per il trasbordo in barella”.