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Massimo Bossetti: "Non confesserò mai di aver ucciso Yara"

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Massimo Bossetti, l’uomo accusato dell’omicidio di Yara Gamibrasio, la ragazzina di Brembate di Sopra trovata morta in un campo dopo settimane dalla sua scomparsa, per la prima volta dal suo arresto, avvenuto il 16 giugno affida la sua versione dei fatti, tramite il legale Claudio Salvagni, ad un’intervista a Repubblica. E lo fa con uno scopo ben preciso. Quello di difendersi, e allo stesso tempo insinuare che le accuse sostenute dalla prova del Dna e dai filmati delle videocamere non sono decisive.
YARA GAMBIRASIO massimo bossetti intervista

«Dal 16 giugno, il giorno del mio arresto, le hanno provate tutte per farmi confessare. Speravano che prima o poi sarei crollato. Ma non confesso un delitto che non ho commesso. Il killer di Yara non sono io, lo dimostrerò in aula, davanti ai giudici. Però vorrei un processo giusto. Anche nei tempi».

Bossetti spiega che il test del Dna è sbagliato, che la difesa chiederà la ripetizione dell’esame, e che se anche le tracce trovate sul corpo di Yara fossero le sue, sarebbero dovute al fatto che soffre di epistassi, e il suo sangue potrebbe aver contaminato gli attrezzi usati nel cantiere. Anche il filmato delle videocamere non sarebbe decisivo, “non fa di me un assassino” spiega, e racconta che lui da quelle parti ci passava spesso. E che per quanto l’Italia lo consideri colpevole lui non lo è, e non lo confesserà mai:
«Hanno fatto indagini in un’unica direzione, è come se l’opinione pubblica,i media, mi avessero già condannato. Ancora prima del processo. Invece sono pronto a dimostrare la mia innocenza:e lo farò in aula. Non sono io il killer di Yara».
Ricapitolando, il dna non era il suo, e anche se fosse il suo c’è un motivo per cui lo si è trovato. Il furgone, quello sì era il suo, ma passava spesso in quel luogo. Come si difende invece Massimo Bossetti dall’accusa di quelle ricerche compromettenti trovate sul suo pc, quelle che costituirebbero il movente dell’omicidio di Yara Gambirasio? Ecco la risposta alla domanda di Paolo Berizzi, “Sul suo pc sono state trovate ricerche su “sesso”e “tredicenni”, con particolari anatomici precisi:per l’accusa sta lì il movente dell’omicidio”:

«L’ho già detto in interrogatorio,è capitato che abbia guardato dei siti porno con mia moglie. Ma io non ho mai fatto ricerche o visto video con minori (la difesa di Bossetti ha spiegato che quei clic potrebbero avere tutt’altra spiegazione scientifica, ndr)».