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Massimo Bossetti, il mistero dei peli umani sul corpo di Yara e il supertestimone

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Un colpo di scena nel caso Gambirasio? Secondo la relazione fatta eseguire ai tecnici dell’Università di Pavia sulle tracce pilifere rinvenute su Yara e sul furgone del muratore non appartiene a Massimo Bossetti nessuno dei 200 peli ritrovati sul corpo della ragazzina.Del resto solo una decina di peli sono umani (e due della stessa persona, ma è impossibile stabilire a chi appartengono). Intanto l’avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, dice di essere stato contattato da una persona di un’altra regione, la quale ha raccontato che due mesi prima del rapimento della tredicenne aveva avuto delle trattative per affittare un appartamento di sua proprieta’ a uno straniero che gli aveva raccontato di avere una fidanzata a Bergamo, che era minorenne, si chiamava Yara e faceva la ginnasta.
Ieri infatti Claudio Salvagni, l’avvocato di Massimo Bossetti spiegava alla trasmissione Iceberg di Telelombardia :

“Abbiamo un testimone molto importante che ci ha riferito cose molto importanti. È un teste che ci consente in questo momento di dare un altro tipo di storia, ma al momento non posso rivelare nemmeno se sia un uomo o una donna. Stiamo indagando e stiamo cercando dei riscontri. Siamo in una fase di indagine difensiva. Non appena avremo questi riscontri, li porteremo subito a conoscenza della Procura, al momento li stiamo verificando”.

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MASSIMO BOSSETTI: L’INTERVISTA – Tramite il legale Claudio Salvagni, Massimo Bossetti ha anche affida la sua versione dei fatti ad un’intervista a Repubblica. Vuole difendersi, e allo stesso tempo insinuare che le accuse sostenute dalla prova del Dna e dai filmati delle videocamere non sono decisive.

«Dal 16 giugno, il giorno del mio arresto, le hanno provate tutte per farmi confessare. Speravano che prima o poi sarei crollato. Ma non confesso un delitto che non ho commesso. Il killer di Yara non sono io, lo dimostrerò in aula, davanti ai giudici. Però vorrei un processo giusto. Anche nei tempi».

Bossetti spiega che il test del Dna è sbagliato, che la difesa chiederà la ripetizione dell’esame, e che se anche le tracce trovate sul corpo di Yara fossero le sue, sarebbero dovute al fatto che soffre di epistassi, e il suo sangue potrebbe aver contaminato gli attrezzi usati nel cantiere. Anche il filmato delle videocamere non sarebbe decisivo, “non fa di me un assassino” spiega, e racconta che lui da quelle parti ci passava spesso. E che per quanto l’Italia lo consideri colpevole lui non lo è, e non lo confesserà mai:
«Hanno fatto indagini in un’unica direzione, è come se l’opinione pubblica,i media, mi avessero già condannato. Ancora prima del processo. Invece sono pronto a dimostrare la mia innocenza:e lo farò in aula. Non sono io il killer di Yara».
MASSIMO BOSSETTI
Ricapitolando, il dna non era il suo, e anche se fosse il suo c’è un motivo per cui lo si è trovato. Il furgone, quello sì era il suo, ma passava spesso in quel luogo. Come si difende invece Massimo Bossetti dall’accusa di quelle ricerche compromettenti trovate sul suo pc, quelle che costituirebbero il movente dell’omicidio di Yara Gambirasio? Ecco la risposta alla domanda di Paolo Berizzi, “Sul suo pc sono state trovate ricerche su “sesso”e “tredicenni”, con particolari anatomici precisi:per l’accusa sta lì il movente dell’omicidio”:

«L’ho già detto in interrogatorio,è capitato che abbia guardato dei siti porno con mia moglie. Ma io non ho mai fatto ricerche o visto video con minori (la difesa di Bossetti ha spiegato che quei clic potrebbero avere tutt’altra spiegazione scientifica, ndr)».

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