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Michele Buoninconti: le intercettazioni del marito di Elena Ceste

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Ieri Michele Buoninconti, marito di Elena Ceste, è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Il Corriere della Sera pubblica una serie di intercettazioni che riguardano conversazioni tra lui e i figli, considerate rilevanti ai fini dell’indagine:
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C’è un’intercettazione ambientale considerata significativa.Era il 5 maggio dello scorso anno, quattro mesi dopo la scomparsa di Elena, quando non si parlava ancora di omicidio. Sono tutti in casa. Parla lui: «Loro vogliono sentire solo questo… Che tra di voi non andate d’accordo! (cioè, gli investigatori vorrebbero sentirsi dire che fra lui e la moglie c’erano dei problemi, ndr). Così uno va da una parte, uno da un’altra, un’altra ancora da un’altra parte…. Vi va bene vivere così? Separati? Mamma è chissà dove! E a me mi mettono ancora da un’altra parte… Perciò cercate di essere bravi tra di voi». E cercando di capire se erano bravi passa al test: «Mi avete mai visto litigare con mamma?». Risposta candida della bambina: «Sì». Idem il fratellino: «E lo chiedi?». Il papà dà dunque istruzioni: «Eh, loro questo vogliono sentire… se gli dite sì state tranquilli che mi mettono da un’altra parte!». La bambina: «Tante volte hai litigato con mamma!». E lui:« Non le devi dire queste cose, ti tolgono anche me, dopo la mamma. Ora la domanda la faccio a tua sorella e ascoltala: mi hai mai visto picchiare la mamma?». La sorella: «No». «E tu?». «No».

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Le intercettazioni danno un’idea del clima familiare ma non sono una prova di colpevolezza.Forse un indizio:

In questa indagine non esiste infatti la pistola fumante, il Dna, il testimone oculare. «Non esistono ipotesi alternative, tutto torna, le mille contraddizioni, le menzogne, i movimenti, le dinamiche, i depistaggi» dice il colonnello dei carabinieri Fabio Federici che da un anno sta cercando di fare luce sul caso. Un clamoroso tentativo di depistaggio Michele l’ha fatto quando ha dichiarato: «Come Vigile del fuoco mi sento di dire che nella provincia di Asti censiscono i pozzi, nei pressi di Cuneo no», come a dire: guardate lì. E poi avrebbe tentato di allontanare le ricerche dalla campagna. «Non c’è mai andata in quelle strade», ha detto un giorno l’indagato e secondo il giudice l’intento era evidente: evitare rischiose esplorazioni nel luogo del ritrovamento.