Cronaca

“Mio padre Marcello in prima linea fino all’ultimo istante”: parla la figlia di un medico vittima del coronavirus

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«Papà, io ti amo tantissimo. Ma proprio tanto». Michela, la figlia del dottor Marcello Natali, medico di famiglia di Codogno e di altri tre comuni vicini alla ex zona rossa, racconta come ha saputo che suo padre è morto per il coronavirus facendo il suo lavoro fino alla fine

“Mio padre Marcello in prima linea fino all’ultimo istante”: parla la figlia di un medico vittima del coronavirus

Michela ha parlato in un’intervista alla Stampa:

«So che faceva la cosa giusta. Era così, voleva sempre aiutare gli altri. Sono orgogliosa, perché ha avuto il coraggio di farlo fino all’ultimo».

Il dottor Natali ha avuto i primi sintomi il 7 marzo, non aveva particolari problemi ma poi ha mandato un messaggio alla figlia per spiegare che si trovava in ospedale:

«Lo scorso mercoledì mi ha scritto: “Sono in ospedale”. Dalla sala d’attesa ci scriveva messaggi. Ci diceva che c’era un sacco di gente, che non c’era posto. Con le radiografie avevan ocapito che aveva i polmoni pieni di focolai. E lui sapeva bene cosa significava. Hanno iniziato a somministrargli l’ossigeno in sala d’attesa».

Da lì è precipitato tutto molto in fretta, venerdì mattina il dottor Natali ha spiegato che temeva lo intubassero, cosa che si è verificata nel pomeriggio. E’ riuscito a mandare un messaggio alla moglie. Ma Michela non ha potuto più parlargli:

«ho provato a chiamarlo.Volevo dirgli di stare tranquillo, che andrà tutto bene, anche se poi non va bene niente… Ma non ho fatto in tempo. Il giorno dopo tra i giovani medici che facevano il tirocinio con lui si è diffusa la voce che lo avessero trasferito in un altro ospedale. Siamo impazzite per capire dove.Per ore attaccate al telefono.Poi un medico ci ha detto che era a Milano, alla clinica Città Studi».

Michela e la mamma dopo tanti tentativi riescono a contattare l’ospedale. Che non dà loro buone notizie. Il dottor Marcello è in terapia intensiva. E’ il più giovane lì. Ha 57 anni ma è il paziente “messo peggio”. Michela spiega:

La situazione si è aggravata lunedì: la febbre alta, i polmoni che non riuscivano a funzionare e il cuore che faceva una gran fatica. Noi abbiamo lo stesso gruppo sanguigno, ho anche pensato di donargli un polmone,ma mi hanno detto che non era possibile. Nella notte gli hanno fatto la tracheotomia. Sembrava stesse migliorando, poi il suo cuore non ha retto».