Cronaca

Niccolò Bettarini mostra i segni delle ferite – FOTO

fermati niccolò bettarini

Niccolò Bettarini, ferito qualche settimana con undici coletallate all’Old Fashion di Milano, pubblica su Instagram una foto in cui si vedono chiaramente i segni delle ferite subite.

Niccolò Bettarini mostra i segni delle ferite – FOTO

niccolò bettarini ferite foto

Chi ha aggredito Niccolò Bettarini

Resta in carcere Albano Jakej, uno dei quattro giovani finiti in cella per il tentato omicidio a calci, pugni e coltellate di Niccolò Bettarini, figlio di 19 anni di Stefano Bettarini e Simona Ventura, avvenuto lo scorso 1 luglio davanti alla discoteca ‘Old Fashion’, a Milano. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame che ha rigettato l’istanza di revoca della misura della custodia cautelare presentata dal difensore del ragazzo italiano di origine albanese, l’avvocato Daniele Barelli.

Il legale aveva sostenuto davanti ai giudici che il suo assistito non aveva partecipato “ad alcuna aggressione con l’intenzione di uccidere, ma al massimo ad una rissa”. Tesi che però è stata respinta dal collegio presieduto da Luigi Varanelli. Secondo le indagini coordinate dal pm Elio Ramondini e condotte dalla Squadra Mobile, e in particolare dalle testimonianze anche dello stesso Bettarini, Jakej sarebbe stato colui che avrebbe detto al 19enne “sei il figlio di Bettarini, ti ammazziamo”, prima dell’aggressione.

Circostanza questa, però, negata dal 23enne il quale, tra l’altro, stando alla sua difesa, quel giorno avrebbe avuto anche una fasciatura perché si era fatto male alla spalla in precedenza e, dunque, non sarebbe stato in condizioni fisiche tali da partecipare ad un tentato omicidio. Ora per Jakej, a San Vittore con l’accusa di tentato omicidio così come Davide Caddeo, che avrebbe materialmente sferrato le otto coltellate, e Alessandro Ferzoco e Andi Arapi si profila per i prossimi giorni la richiesta di giudizio immediato da parte della Procura.

Richiesta su cui dovrà decidere il gip Stefania Pepe, lo stesso giudice che aveva disposto il carcere nei giorni successivi l’accoltellamento di Bettarini jr sostenendo che gli indagati si erano “certamente” prefigurati che quel pestaggio e quei fendenti in “parti vitali” con una lama da 20 centimetri “avrebbero comunque potuto produrre conseguenze mortali”, anche in considerazione della “loro superiorità numerica e della violenza della loro azione”