Cronaca

Piero Capuana: il santone che costringeva le dodicenni a fare sesso di gruppo

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Piero Capuana, il santone di 73 anni che a Catania gestiva una “setta” è tornato a casa sua dopo sei mesi di carcere:

Esce dal carcere dopo sei mesi di carcere Pietro Capuana, il “santone” della comunità di Lavinia, ad Aci Bonaccorsi, nel Catanese. Il tribunale della libertà, presieduto da Sebastiano Mignemi, gli ha concesso i domiciliari, dopo che la Cassazione – due giorni fa – aveva annullato un precedente pronunciamento del tribunale del Riesame che aveva confermato l’ordinanza di custodia cautelare del gip Francesca Cercone. Un nuovo pronunciamento era stato sollecitato dal difensore di Capuana, l’avvocato Mario Brancato

Per l’occasione Giulio Golia ha preparato un servizio che riprende l’inchiesta di Dino Giarrusso del dicembre scorso:

Piero Capuana: il santone che costringeva le dodicenni a fare sesso di gruppo

Nel servizio di Giulio Golia vengono intervistate le vittime di Capuana, all’epoca bambine di undici, dodici, tredici anni. Il racconto è terribilmente uguale a quello che le ragazze avevano fatto a Giarrusso:

“Lui iniziava a prendermi la mano e mi chiede se ero disposta a tutto per stare vicino all’amico di Gesù e ho detto sì. poi baciava tutte le ragazze presenti che avevano dagli 11 ai 25 anni. Io avevo delle perplessità ma poi Fabiola (una delle complici, ndr) mi ha detto che è come un nonno che bacia le nipoti”. Ognuna di loro doveva andare un giorno a settimana a casa del “santone”.

La ragazzina spiega che Capuana si circondava di bambine che costringeva a masturbarlo a turno mentre lui le toccava.
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Le ragazze, sottoposte a un vero e proprio lavaggio del cervello, si sottoponevano ai “turni” convinte dagli adulti che le circondavano, spesso i genitori, che non ci fosse nulla di male. Anzi, il passare la notte con il santone era considerato un privilegio:

“Siamo andati nella studio – prosegue la ragazzina – mi guarda e mi dice togliti la maglietta, io non volevo, gli ho detto sono troppo piccola per fare queste cose. Gli ho detto no, lui si è arrabbiato e ha fatto chiamare Fabiola. Lei arriva e mi dice che era tutto normale, che non c’era niente di male. Allora mi sono tolta la maglietta , mi baciava, mi toccava il seno, ma se lo faceva con tutte non poteva essere male. Ma non l’ho raccontato a nessuno”.
La complice, Fabiola, manipolava la mamma della piccola racocntando che la figlia era una prescelta. Come le mamme anche le ragazzine venivano raggirato con bugie: “Sarebbe morta mia mamma mi dicevano – ha raccontato un’altra ragazza violentata all’età di 13 anni – mi fece credere che se lui poteva completare il suo rapporto con me, sarebbe andato tutto bene. Tutti eseguivamo cosa ci chiedeva, lo masturbavamo, avevamo rapporti orali completo”. Ogni giorno si ripeteva la stessa, trama per ognuna della ragazze: “Lui di fare sesso non si stancava mai, ma non aveva un’ererzione. Quel poco che poteva entrare lo faceva”.

Qui il servizio di Giulio Golia su Piero Capuana