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Pietro Barbini è stato cacciato come un animale da Alexander Boettcher

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Cosa è successo davvero durante l’agguato a Pietro Barbini? Il ruolo di Alexander Boettcher è rilevante quanto quello di Martina Levato, che gli lanciò l’acido sul volto? Il Corriere della sera ricostruisce la dinamica dell’accaduto:

Via Giulio Carcano, zona Cermenate, civico 14. È lì che, mentre cercava sul citofono il nome di un’inesistente ditta di spedizioni, alle 17.45 del 28 dicembre Pietro Barbini si trova alle spalle Martina Levato, studentessa della Bocconi, e Alexander Boettcher,suo amante e presunto complice.La ragazza ha in mano due contenitori di acido muriatico e li scaglia addosso a Pietro. Ilragazzo si toglie giubbotto e maglione, nel panico urla «papà scappa, papà scappa», poi inizia a correre. Una fuga a perdifiato, su lmarciapiede, lungo la via che a quell’ora è buia e quasi deserta. Boettcher lo insegue stringendo nella mano sinistra un martello da cantiere. Non un inseguimento breve, ma una sorta di caccia che si conclude solo quando Pietro passa tra due macchine parcheggiate, d’improvviso si ferma, si volta e salta al collo del suo aggressore,sbattendolo sul cofano di un’auto.Questa scena si svolge difronte al civico 29 della stessavia Carcano, ma dal punto dell’agguato c’è una distanza di 150 metri. Che Pietro ha percorso senza vestiti, terrorizzato, con l’acido che iniziava a bruciargli il volto e l’occhio.

 
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Poi il papà di Pietro è riuscito a bloccare Boettcher, ma il tempo occorso per bloccarlo può essere stato decisivo: le lesioni subite da Pietro Barbini sarebbero state meno gravi senza quell’inseguimento? Secondo i medici del Niguarda spiegano infatti che l’azione corrosiva dell’acido è determinata da tre fattori. La concentrazione, la quantità, e il tempo in cuil’acido rimane sulla pelle e penetra dentro ai tessuti: pochi minuti fanno una grande differenza:

Nell’agguato di via Carcano, Pietro ha corso per 150 metri,s’è voltato e ha bloccato il suo aggressore, nel panico e nella rabbia l’ha tenuto fermo, aiutato da suo padre e da un passante,finché qualcuno ha chiamato la polizia ed è arrivata la prima volante. Se è impossibile definire i tempi con assoluta certezza, si può però ipotizzare che l’acido sia rimasto sul volto di Pietro almeno 4-5 minuti,prima che il ragazzo entrassei n un bar a sciacquarsi e arrivasse l’ambulanza.Ecco perché ora dopo ora,nei dieci giorni successivi, pur se più volte operato e assistito dagli specialisti del centro Grandi ustionati, le condizioni di Pietro hanno continuato a peggiorare.