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La famiglia che si tiene in casa un cadavere per sei mesi

RESURREZIONE

Se sei convinto di averne viste di tutti i colori, forse non hai ancora letto questa storia, che ti farà smettere definitivamente di pensare che tua nonna sia troppo religiosa solo perché va a messa un giorno sì e uno no e ti riempie di nascosto il portafoglio di santini. Metro ci racconta di una famiglia canadese che, alla morte del padre, non si è rassegnata, continuando a tenere in casa il cadavere per sei mesi mentre pregavano per la sua resurrezione. Non ci credi?
RESURREZIONE
 
FANATICI RELIGIOSI, PREGAVANO PER LA RESURREZIONE – La famiglia Wald, in Canada, avrebbe fatto impallidire Ned Flanders. La loro casa era letteralmente coperta di simboli religiosi, così come il loro furgone. Addirittura, avevano rigato i fari disegnando una croce in maniera che fosse sempre proiettata sul loro cammino. Seriamente impegnati in opere di beneficenza, distribuivano cibo ai senzatetto e addirittura improvvisavano per loro piccole recite, rigorosamente a tema religioso, nel cortile di casa propria. Tutte queste preghierine-ine-ine non hanno purtroppo impedito la morte di Peter Wald a soli 52 anni, lasciando la moglie e i sei figli. Ed è qui che la loro storia ha dell’incredibile.

RESURREZIONE
Ti piacerebbe una macchina del genere?

 
MORTO IL MARITO, ASPETTAVANO LA RESURREZIONE – Invece di avvisare le autorità e organizzare il funerale, i Wald hanno mantenuto segreto il decesso, sperando che pregando con più impegno il povere Peter sarebbe resuscitato. E così l’hanno nascosto per bene in casa, sigillato le porte con del nastro adesivo per non insospettire nessuno con l’odore di cadavere e per sei mesi hanno pregato di impegno. Se qualche vicino chiedesse dove fosse finito Peter, rispondevano semplicemente nelle mani di Dio.
NIENTE RESURREZIONE, IN COMPENSO… – Tutto questo finché lo sceriffo locale non è entrato in casa per consegnare l’avviso di sfratto (la preghiera non solo ha resuscitato il morto, ma non ha neanche provveduto a pagare l’affitto) e, per una fortunata coincidenza, la porta in cui Peter era nascosto si è aperta per sbaglio. Il cadavere era ormai putrefatto e smangiucchiato dai ratti. Lunedì Kaling, la vedova di Peter, è stata dichiarata colpevole di occultamento di cadavere e condannata a sei mesi di libertà vigilata. Sembra che abbia imparato la lezione ma, in compenso, detiene un record: è la prima volta che una persona, in Canada, viene condannata per qualcosa del genere!
 

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