Cronaca

Processo Marco Carta: come è andata la prima udienza

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Continua la vicenda del processo Marco Carta dopo che lo scorso maggio il cantante è stato accusato di aver rubato alla Rinascente di Milano magliette griffate per un valore complessivo di 1.200 euro insieme ad un’amica, Fabiana Muscas. Nel corso della prima udienza il cantante non si è presentato perché “la vicenda gli ha causato molti problemi. Per lui è stato un incubo, uno tsunami, come per tutti quelli coinvolti in vicende giudiziarie”: queste le parole dei suoi legali, Massimiliano Annetta e Ciro Giordano. Vediamo come sono andate le cose e cosa accadrà adesso al cantante gay.

Processo Marco Carta: il cantante chiede e ottiene rito abbreviato

I legali di Marco Carta si sono presentati da soli alla prima udienza del processo per il furto di cui il cantane è stato accusato lo scorso maggio insieme a Fabiana Muscas, infermiera di 53 anni nella cui borsa è stata trovata la refurtiva. La richiesta degli avvocati del cantante è stata accolta: Marco Carta sarà processato con rito abbreviato, così come ha stabilito il giudice Stefano Caramellino. Secondo gli avvocati di Carta l’acquisizione delle immagini delle telecamere di sorveglianza dello store di lusso proveranno l’innocenza del cantante. La domanda di acquisizione dei filmati delle telecamere di sicurezza, comunque, è stata fatta solamente per scrupolo – a detta dei difensori -, considerato anche che gli avvocati sono inoltre convinti che anche le nuove testimonianze raccolte dalla Procura da alcuni dipendenti del negozio nelle scorse settimane dimostreranno l’innocenza del loro cliente.

Optare per un rito abbreviato ha costretto tutti i giornalisti, i fotografi e gli operatori video a lasciare l’aula. Questa forma di processo si fa a porte chiuse con lo sconto di un terzo della pena per l’imputato ma basandosi solamente sugli atti delle indagini. Il processo Marco Carta, quindi, procede. Risulta imputata anche l’amica con cui era il cantante all’atto del furto, che ha però scelto di adottare una diversa strategia. La richiesta dei suoi legali è stata la messa alla prova, ovvero 52 settimane di lavori socialmente utili da prestare a Cagliari a favore delle donne vittime di tratta. Rispetto alla posizione della donna, il cui arresto è stato convalidato, il giudice a deciso per un rinvio al 17 dicembre. Quel giorno la messa alla prova verrà discussa in aula.