Cronaca

Protocollo Cazzaniga: i farmaci del medico dell'ospedale di Saronno

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Il protocollo Cazzaniga è il mix di sedativi e farmaci usato da Leonardo Cazzaniga sui pazienti dell’ospedale di Saronno morti in circostanze sospette. L’anestesista ha negato durante l’interrogatorio con il Gip di Busto Arsizio la volontà di uccidere:

Respinge ogni accusa, risponde diaver semplicemente voluto evitare ai pazienti cure inutili e dolorose, a fronte di una morte certa. Leonardo Cazzaniga, l’anestesista di Saronno accusato di 4 omicidi in corsia, ieri ha parlato durante l’interrogatorio con il Gip di Busto Arsizio. E ha spiegato che quei dosaggi di farmaci in pronto soccorso non erano a suo dire volontà di uccidere.
«Ha cercato di chiarire la sua posizione — racconta il suo avvocato, Enza Mollica —, ha spiegato i motivi del suo operato. E non ha confermato l’ipotesi accusatoria». Cazzaniga avrebbe dichiarato che quei farmaci servivano «per alleviare le sofferenze» dei pazienti. Laura Taroni, arrestata con lui, si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

 
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Ma in cosa consiste il protocollo Cazzaniga? Lo spiega in un articolo il Fatto Quotidiano che riporta la relazione di un infermiere alla direzione dell’ospedale sull’operato di Cazzaniga:

Ecco cosa scrive l’infermiere Iliescu Radu, assistente di Cazzaniga, nella sua relazione inviata alla direzione sanitaria, lo stesso organo interno che non interverrà mai sull’operato dell’”angelo della morte”. “Quando entra in ambulatorio B, il paziente si presenta vigile, sofferente, tachipnoico con 02 terapia in corso”.
Il viceprimario dice allora al suo collaboratore di somministrare “2 fl di morfina in 100 cc”. Subito dopo, però, Cazzaniga “mi ha detto che se ne occupava lui in seguito della terapia e che metteva in uso il ‘suo protocollo’”. Risultato: “Dopo circa 15 – 20 minuti, il quadro clinico del paziente è peggiorato”. Entra in coma. “Nel giro di qualche minuto si è constato il decesso“.

 
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Ecco quali farmaci e in che dosi l’anestesista usava per il suo “protocollo Cazzaniga”:

Sul verbale di pronto soccorso ho letto che il medico ha somministrato 60 mg di midazolamin 100 cc sol fis; propofolin 500 cc sol fis”. Un mix e un dosaggio letale. Radu lo sa. Tanto che racconta alla collega Jessica Piras di essersi rifiutato “di somministrare i farmaci prescritti” da Cazzaniga.
Anche il dottor Di Lucca capisce subito che al pronto soccorso di Saronno al signor Angelo Lauria è stata inflitta una condanna a morte. Lo ammette due anni dopo, appena uscito dall’ufficio del pm di Busto Arsizio Maria Cristina Ria che sta mettendo assieme le tessere di un mosaico infinito di morte e silenzi.
È il 23 maggio 2015. Di Lucca è al telefono con una donna, che gli chiede: “Li ammazzava?”. “Sì, li faceva il propofol a endovena”. “E secondo te è una terapia eccessiva quella?”. “Cazzo l’ha ammazzato, l’ha ammazzato, l’ha ammazzato (…). Cioè gli ha fatto una roba… quella che aveva ucciso Michael Jackson per intenderci.
Cioè… io mi ricordo che ai tempi questo qua aveva un delirio di onnipotenza… dopo questo episodio… io ero rimasto sconvolto perché avevo scoperto il giorno stesso che questo qua era morto in pronto soccorso e ovviamente vedendo il verbale… ero rimasto… ho detto gli devo parlare, gli devo dire qualcosa (…) poi mi ricordo che era incontattabile, aveva questo delirio di onnipotenza… era andato fuori di testa”.

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