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La prova che Yara Gambirasio salì sul furgone di Massimo Bossetti

YARA GAMBIRASIO massimo bossetti intervista

Potrebbe essere la chiusura dell’indagine su Massimo Bossetti e sull’omicidio di Yara Gambirasio: dopo il DNA del muratore di Mapello ritrovato su slip e leggins della ragazzina, ci sono i fili del tessuto dei sedili del furgone di Bossetti ritrovati sempre sui leggins. Lo scrive la Stampa di oggi in quella che sembra la prova regina nell’indagine:

Nelle aule dei tribunali le chiamano «prove regine»,quelle cioè che scrivono la parola fine a dubbi e perplessità.E in questa orribile storia di depravazione sessuale sconfinata in omicidio non cen’è una sola, bensì due. Dopo il Dna del muratore di Mapello rinvenuto sugli slip e i leggings di Yara, ci sarebbe ora quest’altro importante,importantissimo elemento che, secondo la pubblica accusa, lo inchioda alle sue responsabilità. E ancora una volta si deve tutto alla tenacia della pm titolare dell’inchiesta,Letizia Ruggeri che non ha mai trascurato alcun elemento in un delitto difficile da risolvere come questo. Come già per il Dna, anche per i fili del tessuto dei sedili del furgone, preziosa è stata l’attività svolta dai carabinieri del Ris agli ordini del colonnello Giampietro Lago e del Racis, alla guida del generale Pasquale Angelosanto. Gli 007 di cellule, polveri e particelle infinitesimali ma fondamentali per ricostruire il puzzle di un delitto hanno lavorato sodo, per mesi, dal momento dell’arresto di Bossetti, lo scorso 16 giugno. Il risultato non si è fatto attendere. La comparazione scientifica – minuziosa, precisa,rigorosa – ha dimostrato che quegli esili fili di stoffa rinvenuti sulla parte esterna dei leggings della ragazzina appartenevano proprio al tessuto delle poltroncine dell’Iveco Daily di Bossetti. Nonci sarebbero dunque esitazioni: gli esami di laboratorio dei Ris, sostenuti anche dalle analisi dell’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo, attesterebbero che si tratta dello stesso materiale. La presenza del camioncino bianco cassonato vicino alla palestra di Brembate frequentata da Yara era del resto già suffragata dalle telecamere e dalla testimonianza di un passante.

La rivelazione arriva a pochi giorni dalla chiusura delle indagini, e dopo avere scoperto tramite una perizia quali fossero le ricerche di Massimo Bossetti sul web: una particolare predilezione per le “tredicenni rosse vergini”. Se davvero Yara salì sul furgone del carpentiere, rimane il mistero sul perché abbia potuto fidarsi di un estraneo. A meno che non sia stata minacciata oppure blandita con una bugia. Il processo chiarirà tutto: Bossetti intanto si dichiara innocente.