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La reazione di Antonietta Gargiulo alla notizia della morte delle sue bambine

antonietta gargiulo alessia e martina

Il 7 marzo Antonietta Gargiulo si è risvegliata dopo giorni di coma indotto. Ieri ha ricevuto la notizia della morte delle sue bambine, Alessia  e Martina (leggi qui). Ecco come ha saputo che Antonio Capasso, l’uomo da cui si stava separando, ha ucciso le sue figlie prima di suicidarsi

Il risveglio di Antonietta Gargiulo

Antonietta non può parlare: ha la mandibola bloccata dopo l’intervento subito. E non ricorda niente di quel giorno. Federica Angeli su Repubblica racconta il suo risveglio e la reazione dopo aver conosciuto la realtà sulle sue bambine:

Accanto al suo letto nella terapia intensiva dell’ospedale romano San Camillo, c’erano il fratello, la cognata, un anestesista e due psicologhe. Il risveglio della donna sopravvissuta a tre proiettili — uno allo stomaco, uno al volto e uno alla spalla — che la mattina del 28 febbraio il marito Luigi Capasso le ha sparato con la sua pistola d’ordinanza, era stato accuratamente preparato dall’equipe della struttura. La scelta di quale parente fare entrare, l’ordine delle notizie con cui comunicare alla donna quanto accaduto

La donna ha rimosso tutto. Non ricorda niente di quanto avvenuto quella mattina, nel garage della sua casa. E la prima cosa da fare è cercare di farle capire perché è in un letto di ospedale:

L’anestesista che si è occupato del suo risveglio farmacologico è il primo a parlarle, mentre il fratello le sorride e le accarezza la mano. «Antonietta ricordi quello che ti è accaduto? Ora ti dico perché sei qui, perché sei in queste condizioni e perché nonpuoi parlare». La donna sbatte gli occhi. Il medico le racconta di quelladrammatica mattina. Il marito appuntato dei carabinieri che la ha puntato la pistola contro, lei che come ogni mattina alle 6 stava tirando fuori la macchina dal garage per andare alla fabbrica della Findus di Cisterna dove lavora come operaia. Antonietta annuisce. Ricorda.

La reazione di Antonietta Gargiulo alla notizia della morte delle sue bambine

E poi arriva per  Antonietta il momento della verità.

Tutti i presenti le sorridono. Lei non può. Sbatte gli occhi. Ha capito. Il fratello e la cognata le sussurrano che sono felici che lei sia viva e che sta bene. Si sono preoccupati tanto per lei ma ora, la incoraggiano, è tutto risolto. Ma non è finita. Anzi. La parola passa a una delle due psicologhe.
«Antonietta, ora ti diciamo quello che è accaduto dopo il tuo ferimento». Il volto delle due dottoresse è rassicurante. Lei le fissa, ascolta. «Martina e Alessia non ci sono più». Le comunicano della morte delle sue bambine, nessun dettaglio in più. Antonietta chiude gli occhi per due lunghi minuti. Stringe con la mano sinistra il lenzuolo debolmente. Non le esce una lacrima, mentre il fratello le carezza la testa ,aspettando che sia lei, e solo lei, a ristabilire un contatto visivo col mondo, a decidere quando è pronta ad ascoltare ancora.
«Domani (oggi, ndr) ci sarà il funerale di Alessia e Martina. Ma tu devi pensare che non sarai mai lasciata sola. Noi saremo al tuo fianco per aiutarti a superare tutto. No. Non hanno sofferto le tue bambine». Una risposta a una domanda mai pronunciata ma che nel dolore di una madre affranta può essere l’unica frase a cui appendersi, parole che possono lenire, consolare, in minima parte quella sofferenza che annienta ogni speranza.

Gli psicologi annotano la reazione di Antonietta nella loro relazione: «rimane impietrita», scrivono gli specialisti.