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Quella volta che Aranzulla si è messo a piangere alla stazione di Tokyo

salvatore aranzulla tokyo

Anche il mago dei tutorial Salvatore Aranzulla a volte può avere bisogno di aiuto come tutti noi comuni mortali. Lo dimostra un gustosissimo aneddoto che lui stesso racconta a Vanity Fair e in cui spiega di essersi trovato in difficoltà:

«Ero in ospedale, nel 2009, per una colite ulcerosa. I miei genitori mi portarono una rivista con un servizio bellissimo sul Giappone. Mi dissi: se esco di qui, ci vado. Tokyo è il mio posto preferito, ci torno ogni sei mesi». Ma non è stato amore a prima vista. «Sono arrivato nella stazione di Shinjuku, la più grande al mondo, per tre ore non sono riuscito a uscire, dei poliziotti mi hanno visto piangere e mi hanno aiutato a trovare l’hotel».

Sicuramente da allora avrà avuto tutto il tempo di scrivere “Come orientarsi e riuscire ad uscire dalla stazione di Shinjuku”. Aranzulla parla anche di altri particolari della sua vita. Come ad esempio la sua passione per la cucina, in particolare per la pasticceria:

«Ho fatto la scuola di Marchesi. Ricordo quando arrivai al corso: “Mi chiamo Salvatore, faccio il blogger di tecnologia ma sogno di fare il pasticciere”». Risposta: “Bravo, questi sono gli attrezzi da lavare”». In Sicilia, per ora, ha creato un laboratorio. «Ma lo uso solo per passione personale».

E se c’è qualche spasimante per lui là fuori si faccia avanti. Aranzulla è single:

«Sette anni fa stavo con una ragazza, ma ci siamolasciati, e non ho più avuto fidanzate da allora».Triste? No, sereno. «Mi faccio i viaggetti e, soprattutto, provo ristoranti stellati da solo: non devo mettermi d’accordo con nessuno, prenoto per uno».

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