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Sofia Marini: la signora mangiamicrofoni torna a Un Giorno in Pretura

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La signora mangiamicrofoni colpisce ancora a Un Giorno in Pretura. La signora S. Marini, convivente dell’imputato, torna a testimoniare nella seconda puntata dedicata al processo per l’omicidio di Adele Mazza, 50 anni, un passato difficile tra tossicodipendenza e prostituzione, uccisa e fatta a pezzi la domenica di Pasqua del 2010. Secondo l’accusa l’assassino è Romano Bisceglia, anche lui tossicodipendente ed ex compagno della vittima. Ma l’imputato si proclama innocente, e quella che viene messa in scena da Bisceglia nell’aula della Corte d’Assise è una strenua difesa contro ogni logica e contro ogni evidenza processuale. Tra gli interventi c’è quello di Sofia Marini, convivente dell’imputato e già nominata all’interno dell’indagine per l’omicidio: lei, durante il dibattimento, torna a “masticare” il microfono dell’aula giudiziaria come la prima volta.
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La signora Marini si arrabbia quando il pubblico ministero la accusa di aver rubato le lenzuola dalla casa di Adele Mazza, la donna morta per omicidio qualche anno fa e per cui è accusato Bisceglia. Prima, continua a interrompere il PM con una serie di annuimenti che fanno presto spazientire anche il giudice. Poi torna a mangiare il microfono.

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La Marini, che all’epoca dei fatti era reclusa nel carcere di Castrogno già da qualche mese per reati contro il patrimonio, durante il suo trasferimento al carcere di Bari, avvenuto nel luglio scorso, avrebbe rivelato alla guardia carceraria che la scortava, di essere a conoscenza del luogo e delle modalità del delitto di Adele Mazza, certa della colpevolezza del compagno, che avrebbe inoltre agito grazie all’aiuto di più di un complice. Rivelazioni che le sarebbero state fatte proprio dallo stesso Bisceglia durante uno dei loro colloqui avuti in carcere. L’arma del delitto è particolarmente efferata: il capitano Giuliani ha, infatti, assicurato che si tratta di due arnesi: più in particolare, un’arma a taglio diretto ed una sega, determinante per spezzare le ossa della vittima.