Cronaca

La ragazza che viene stuprata e poi stuprata ancora. Dal suo soccorritore

tredicenne costretta a foto nuda chat erotiche firenze

Lei, giovane turista inglese, ha denunciato di essere stata violentata nella stessa sera in due distinte occasioni: prima da due giovani, poi da un terzo che diceva di volerla soccorrere. Loro, i tre studenti dell’area a sud di Napoli finiti sotto inchiesta, giurano invece di essere innocenti

La festa, lo stupro nella Panda e quello del soccorritore

Tutto è cominciato a una festa in una notte di marzo, in cui scorrevano fiumi di alcol. Lei ha 18 anni è ingelse e si trova a Napoli come ragazza alla pari:

C’era stata una festa organizzata da ragazzi stranieri, che stavano facendo un Erasmus all’Istituto Orientale. Molti erano amici suoi, anche se lei non frequentava l’università. Ma c’erano anche napoletani, e naturalmente c’era soprattutto tanto alcol. Lei lo ha raccontato subito di aver bevuto parecchio, però i ricordi le sono rimasti nitidi.

Al momento di andar via, due le offrono un passaggio. Solo che la macchina non lascia nemmeno la zona universitaria, in pieno centro storico. Si ferma in un vicolo e qui avviene il primo stupro. Poi i due se ne vanno e la lasciano lì. E la 18enne incontra un ragazzo napoletano conosciuto poco prima nel locale della festa. Gli racconta quello che le è successo e lui si offre di accompagnarla a casa della famiglia di cui è ospite, nel quartiere Chiaia. Ma si ferma molto prima, nel parcheggio, a quell’ora deserto, nel fossato del Maschio Angioino. E la violenta pure lui, rivendicando il suo turno.

La frase che la ragazza riporta quando racconta il secondo stupro è quella del suo assalitore: “adesso tocca a me”.

Poi però la accompagna davvero a casa, e così si fa inquadrare da tutte le telecamere della zona agevolando il lavoro dei carabinieri che il giorno dopo lo identificano. Pure per gli altri due la ricerca non è complicata: sono di Torre del Greco, famiglie benestanti. La ragazza ha i numeri di telefono, agli inquirenti basta monitorarne le conversazioni via Whatsapp e arrivano gli elementi necessari affinché la Procura riesca poi a mandarli sotto processo.

La studentessa contatta su whatsappa uno degli stupratori di gruppo. Gli dice “non volevo fare sesso con te” e lui le risponde “pensavo che ti piacesse”. La linea di difesa degli imputati è proprio questa. Affermare che la ragazza fosse consenziente.