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La tredicenne violentata dai compagni di scuola

tredicenne violentata

La Stampa racconta la storia di “Margherita”, nome di fantasia usato per una ragazzina tredicenne violentata per mesi dai compagni di scuola nel quartiere Falchera di Torino:

Per sette mesi, «Margherita», anche lei 13 anni, è stata abusata da un branco di ragazzini. «Una banda», dice quello con il pallone. «Sono in quindici. Hanno i motorini, sentono l’hip-hop. Sono loro che mi hanno raccontato…». Andavano in un garage abbandonato, riprendevano con i telefonini. Giorno dopo giorno. Foto dopo foto. Non era più un gioco, ammesso che lo fosse mai stato, ma un ricatto: «Se non fai quello che vogliamo noi, mandiamo le foto a tua madre». Quelli del branco se ne vantavano in giro. Gli altri ragazzini del quartiere sapevano. Tutti commentavano e la storia andava avanti da settembre, totalmente ignorata dal mondo degli adulti.
Però Margherita non ci voleva più andare nel garage. Stava male, arrivava sempre più tardi a scuola, si ribellava. A un’amica aveva detto: «Non mi lasciano in pace, non ce la faccio più, sto malissimo».
Litigate furiose in mezzo alle strade del quartiere, altre violenze nel garage. Altri tentativi di scappare. Il senso ingiusto di vergogna che la inchiodava. Dopo le feste di Natale, era convinta di essersi finalmente liberata da quell’incubo. Ma il 20 gennaio sua madre, tornando a casa dal lavoro, ha trovato una busta anonima nella buca delle lettere. Dentro c’era una fotografia scioccante. Era la vendetta del branco. È stato a quel punto che il mondo degli adulti ha capito. Margherita ha raccontato ogni cosa, piangendo.
«So che la madre ha sporto denuncia. C’è un’indagine in corso. Si è presentata a scuola per chiedere il nulla osta al trasferimento di sua figlia circa venti giorni fa». Il preside si chiama Filippo Furioso. «Era sconvolta – continua – come lo sono io. È un fatto gravissimo, che adesso rischia di creare dei pregiudizi verso un quartiere che sta cercando in tutti i modi di uscire dall’isolamento e dal degrado. La madre diceva: “Ma come è possibile che Margherita non mi abbia detto niente? Pensavo di aver un buon rapporto con lei”. Ecco: è la stessa domanda che interroga tutti. Dove abbiamo sbagliato?».
Due ragazzi del branco frequentavano la stessa scuola di Margherita. La polizia ha sequestrato telefoni e computer. Nella banda del garage sarebbero pochi – forse soltanto tre – quelli che hanno già compiuto quattordici anni. La vittima ha cambiato scuola, ma non ha perso le amiche. «Mi ha detto che riceve minacce. Che la insultano continuamente, perché non si doveva sapere del garage…».